Italia

Welfare, natalità e lavoro al Think Tank Unipol-Ambrosetti

(LaPresse) La spesa del Welfare balza a 615 miliardi mentre il tasso di natalità italiano finisce in fondo alle classifiche europee. È l’allarme che arriva dal Think Tank Welfare Italia 2022, organizzato da Unipol e Ambrosetti, che mettono sil tavolo del Governo le priorità su cui intervenire. Prima tra tutte la natalità: nel 2035 in Italia ci saranno 2,5 milioni di persone in meno rispetto al 2020 (pari a 4,4 milioni di persone in età lavorativa), che dovranno sostenere 3,6 milioni di over-65 in più. "Abbiamo bisogno di più persone che facciano parte della popolazione attiva del lavoro in Italia e quindi abbiamo bisogno di più natalità, di più immigrazione stabile che lavori e di meno emigrazione di chi si è formato in Italia e poi va a lavorare all’estero”, afferma il presidente del Gruppo Unipol, Carlo Cimbri. Questo significa “lavorare a politiche che riguardano l’interno Paese, che deve mettere in campo, sia nel pubblico che nel privato, tutti gli sforzi necessari per capire come favorire un incremento della natalità”. Un’emergenza su cui l’esecutivo si dice impegnato in prima fila con soluzioni che, già in manovra, mettono insieme diverse linee di azione: “Da un lato – spiega la ministra della Famiglia Eugenia Roccella – l’aiuto economico, quindi il sostegno alla famiglia che, da un punto di vista fiscale, è stata trattata male. Dall’altro lato, con un’azione culturale, valorizzando le sostenendo la maternità, ricreando delle reti che permettano alle donne di non sentirsi sole ed essere valorizzate quando sono madri”. Anche sul fronte della formazione giovani “ci sarà una crescita nella manovra che concentrerà milioni di euro sulla scuola. Ritengo che istruzione e ricerca siano temi strategici, un asset importante su cui costruire il futuro del Paese”, sottolinea il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Altro capitolo centrale, quello dei fussi migratori: l’Italia infatti continua ad avere un problema critico con il proprio capitale umano, perso e non recuperato. Dei 121mila italiani che hanno lasciato l’Italia nel 2020 circa 31mila persone (il 26%) possedeva la laurea o un titolo di studio superiore. Allo stesso tempo, la percentuale di laureati stranieri nel Paese (13,3%) è la più bassa nell’intera area Ocse (media del 40,8%). Se tutti gli emigrati nel 2020 non tornassero in Italia durante la loro vita lavorativa, il Paese perderebbe circa 147 miliardi di euro.
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