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Usa, ecosistemi a tavola: le ostriche contro la 'tempesta perfetta'

Gulf Shores (Alabama), 15 mag. (askanews) - In Alabama, lungo la costa del Golfo, l'allevamento di ostriche è una realtà ancora giovane ma già centrale nel futuro della pesca sostenibile contro quella "tempesta perfetta" descritta da Joe Ingraham, allevatore e titolare di Admiral Shellfish, che ci racconta tutto della sua attività e inquadra il contesto geografico e ambientale della baia di Mobile: un ecosistema estuario alimentato da grandi sistemi fluviali che drenano buona parte del sud-est americano e riversano ogni giorno enormi quantità di acqua dolce nel Golfo del Messico. Questa dinamica rende la salinità della baia un fattore decisivo per la crescita delle ostriche. Nella Mobile Bay la salinità media si aggira intorno a 10 parti per mille, un livello salmastro tipico degli estuari, ma l'allevamento di Ingraham si trova in un'area più esposta all'acqua oceanica, con una salinità media di circa 20 parti per mille. È proprio questa caratteristica a favorire una crescita più rapida e, soprattutto, un sapore più marcato. "Più l'acqua è salata, più velocemente crescono e, cosa più importante per noi, migliore è il loro sapore", spiega Ingraham. E aggiunge con tono pratico e diretto: "Le nostre ostriche sono regolarmente le più salate dello stato". Ristoranti molto eleganti della zona come Voyagers del Perdido Beach Resort, Big Fish o altri dalla incredibile vista sui fuochi d'artificio come CoastAL di Orange Beach, tutti consigliati da Sweet Home Alabama e Travel South Usa, servono ostriche quotidianamente ai loro clienti. Il quadro però non è solo produttivo o turistico, ma anche ambientale. In Alabama e lungo la costa del Golfo la popolazione di ostriche selvatiche ha subito un crollo superiore al 75%. Le cause sono molteplici: dragaggi, sviluppo costiero, aumento del deflusso di sedimenti e trasformazione degli habitat storici. Le barriere naturali, se sepolte dal fango per troppo tempo, non riescono più a sostenersi: le ostriche finiscono per morire di fame. Secondo Ingraham, questa situazione rende l'acquacoltura una risposta necessaria oltre che economica: "L'acquacoltura in generale, in particolare l'allevamento di ostriche, è davvero l'unico modo sostenibile per continuare a pescare frutti di mare". Un modello che, nella sua visione, non riguarda solo le ostriche ma più in generale il futuro della produzione ittica sulla costa del Golfo. A rafforzare questa lettura arriva anche il parere del paleontologo e biologo Andrew Gentry, che sottolinea il ruolo delle ostriche come specie chiave negli ecosistemi marini. Le ostriche, spiega, costituiscono la base delle barriere coralline: "Si fissano al fondale, si aggregano tra loro e costruiscono strutture che funzionano come veri e propri habitat complessi. In pratica, le loro conchiglie formano l'ossatura della barriera, offrendo rifugio a alghe, piccoli crostacei e granchi. Da lì si sviluppa una catena ecologica più ampia, capace di attrarre pesci, predatori più grandi, mammiferi marini, squali e tartarughe. Le ostriche, in questo senso, non sono solo una risorsa alimentare, ma la base stessa della biodiversità locale". L'ostricoltura in Alabama - spiega Ingraham - è iniziata solo intorno al 2000, ma oggi conta già 24 allevamenti, di cui tre nella contea di Baldwin. È ancora un settore piccolo, concentrato in poche aree, ma con un potenziale significativo. In un contesto segnato dalla perdita degli stock selvatici e dalla pressione crescente sugli ecosistemi costieri, l'allevamento di ostriche appare sempre più come una delle poche strade compatibili con la tutela dell'ambiente e la continuità economica della pesca. Servizio di Cristina Giuliano Montaggio di Linda Verzani Immagini askanews
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