Italia

Terremoto Amatrice, negli alloggi temporanei a 10 anni dal sisma: “La speranza è tramontata”

(LaPresse) “Sono stata 18 ore sotto le macerie, ho perso mio marito e sono 10 anni che vivo qui nelle SAE. Che le posso dire? Amatrice è finita 10 anni fa”. É il racconto rassegnato di una signora che fa parte dei circa mille abitanti di Amatrice che da dieci anni esatti dal terremoto vivono ancora nelle 456 Soluzioni abitative di emergenza, le SAE. Erano le 3:36 di notte del 24 agosto 2016 quando un sisma di magnitudo 6.0 rase al suolo il paese incastonato tra i monti del Reatino, nel Lazio, provocando la morte di 239 abitanti. I 10 anni successivi sono fatti di altre scosse sismiche, di difficoltà nel mappare le proprietà distrutte, di lungaggini burocratiche e di una ricostruzione ancora troppo lenta per chi aspetta solo di rientrare a casa. A un primo sguardo nelle SAE sembra non manchi nulla. Ogni modulo abitativo ha elettrodomestici, infissi, giardino, piante. Tutto intorno si è ricreato negli anni un nuovo microcosmo di vialetti, campi da calcio e campi da tennis. Tutto “provvisorio” da dieci anni. “Non abbiamo ancora una pompa di benzina e dobbiamo andare a fare rifornimento a 20 chilometri di distanza. Ci tagliamo praticamente l’erba da soli e le fogne a volte non funzionano. Per carità è meglio di niente” racconta Maria, “però sono SAE. Sono moduli abitativi che sono momentanei con la speranza che in futuro qualcosa si farà. Ma mi sembra che dopo 10 anni la speranza sia tramontata”.
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