Italia

Scuola, si riparte a Milano tra precariato e lavoro povero

(LaPresse) Più di 4.000 posti di docenza scoperti nella città metropolitana di Milano, ai quali si aggiungono altre migliaia di cattedre dell'organico aggiuntivo destinate a personale precario. È il quadro tracciato dalla FLC CGIL alla vigilia della riapertura delle scuole. “Come al solito è una fotografia a tinte fosche. I posti scoperti sono moltissimi, nella città metropolitana di Milano sono più di 4.000 solo per i ruoli che non siamo riusciti a dare perché non ci sono persone nelle graduatorie”. A dirlo è Jessica Merli, segretaria generale della FLC CGIL Milano, in un'intervista a LaPresse. “In più si aggiunge tutto quell'organico aggiuntivo che di anno in anno viene dato per supportare le necessità temporanee della scuola, in particolare il sostegno - ha proseguito Merli - Si tratta di altre migliaia di persone che andranno tutte a personale precario, perché nonostante il ministero dal 2015 si sia impegnato a fare costantemente dei concorsi nazionali, questi concorsi non vedono la partecipazione di un numero di persone adeguato e non tutte quelle che vi partecipano risultano idonee”. Alla domanda se nel 2026 insegnare a Milano sia un lavoro povero la risposta è affermativa. “È già considerato un lavoro povero, statisticamente, sotto tutti i profili scientifici, quindi non è un'opinione - ha spiegato - Lo stipendio di un insegnante che, ricordiamo, non sta più a scuola 18 ore come poteva essere 30 anni fa ma mediamente 7 ore al giorno, più il lavoro a casa, non ha la capacità competitiva di stare sulla piazza del mercato di Milano, a meno che uno non ci sia già e sia supportato dalla famiglia”. Nel quadro rientra anche il personale ATA, che nella sola città di Milano conta migliaia di dipendenti. “A fronte di 35 ore di lavoro, con gli straordinari che bisogna per forza fare, questi non vengono quasi mai pagati - ha aggiunto - Il loro stipendio è ancor più inadeguato. Il personale ATA è in grandissima difficoltà”. Sui rinnovi contrattuali Merli ha ricordato la firma negata dalla FLC CGIL sul penultimo contratto, giudicato inferiore a un terzo dell'inflazione già calcolata. “I nuovi contratti non hanno aiutato e sono ancora un vulnus - ha detto - Con l'ultimo abbiamo perlomeno potuto restituire quanto l'inflazione aveva già tolto ai guadagni delle persone”. Poi il passaggio finale sulle scelte del governo. “È un problema culturale. Il ministero non investe sulla scuola e continua a mantenere dei salari bassissimi, svalutando quello che è il futuro del nostro Paese”, ha concluso Merli.
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