Italia
Sciopero giornalisti, il presidio a Milano: urgente rinnovo contratto
Milano, 17 apr. (askanews) - I giornalisti sono tornati a incrociare le braccia giovedì 16 aprile per ribadire l'urgente necessità del rinnovo del Contratto collettivo nazionale di Lavoro, una protesta che va avanti ormai da anni. L'Associazione lombarda dei Giornalisti ha tenuto un presidio in Piazza San Babila a Milano, nel giorno dello sciopero indetto dalla Federazione Nazionale della Stampa contro gli editori che, dopo oltre 10 anni, continuano a non voler discutere seriamente di un adeguamento normativo ed economico del contratto di lavoro. Malgrado le continue richieste di "sacrifici", sia in termini di diritti che di condizioni lavorative in cambio di una manciata di spiccioli, gli editori - denuncia l'Associazione lombarda - continuano a pretendere dai giornalisti senza tenere in alcun conto i diritti e le retribuzioni mai degne della professione. "Diritti, tutele e soldi. Ma soprattutto dignità per i giovani colleghi. È quello che chiedono i giornalisti scioperando, di nuovo, a sostegno del nuovo contratto nazionale di lavoro, fermo da oltre 10 anni - dice Paolo Perucchini, Presidente dell'Associazione lombarda dei Giornalisti -. Basta sfruttare le nuove generazioni di cronisti: dobbiamo garantire loro lavoro e un vero futuro. Gli editori investano nella qualità, a partire da chi lavora nei loro media". La Federazione Nazionale della Stampa che ha proclamato gli scioperi e la manifestazione nazionale di categoria spiega le sue ragioni in questo comunicato: "Nell'ambito della vertenza per il rinnovo contrattuale, che si protrae ormai da due anni, la Federazione nazionale della Stampa italiana ha proclamato un'altra giornata di sciopero unitario, il 16 aprile 2026. Il sindacato rifiuta le risposte della Fieg sul rinnovo contrattuale. La Fnsi lotta per mantenere le tutele per i giornalisti e per il futuro dell'informazione e non si può accontentare di risposte algebriche e miopi che stanno riducendo l'informazione stessa ad un terreno incolto per l'intelligenza artificiale e lo sfruttamento di manodopera intellettuale. Gli editori continuano a prendere finanziamenti, eppure senza riuscire a immaginare un futuro per l'informazione e i suoi lavoratori, che siano dipendenti o collaboratori coordinati e continuativi e lavoratori autonomi. Viviamo il grande paradosso di una società che consuma informazione e di editori che bruciano chi fa informazione".