Italia
Salute, l'intelligenza artificiale per il futuro della medicina
Roma, 25 mag. (askanews) - Il sistema sanitario, la sfida tecnologica e l'assistenza per la persona. Alla 'AI Week' c'è stata l'occasione per riflettere su questo e tanto altro. Bisogna compiere passi in avanti, e chiedersi cosa sia veramente l'intelligenza artificiale applicata alla sanità. Il professor Giuseppe Speziale, cardiochirurgo al Santa Maria Hospital e vicepresidente di GVM Care & Research ha spiegato: "Non stiamo capendo che non è una tecnologia da insegnare solo all'università, questo va bene. Ma non cambierà niente, la porteremo come l'esame di psicologia, di matematica. Invece bisogna introdurla come una rivoluzione, culturale. Che prenda non chi è capace. A volte i prompt li scrivono meglio i non ingegneri, quelli non del settore, perché capiscono bene il mondo e lo trasferiscono negli interrogativi". I dati hanno, insomma, un valore strategico e bisogna costruire sistemi capaci di integrare informazioni cliniche, genetiche, ambientali e comportamentali. Il professor Speziale ha poi aggiunto: "In sostanza l'intelligenza artificiale dovrà essere un modello nuovo con cui concepire la moderna sanità, una cosa diversa. E dobbiamo sfruttarlo, dobbiamo cavalcarlo, non bisogna averne paura. Perché per rispondere alla domanda l'AI sostituirà il medico? Posso fare una provocazione? Sì sostituirà il medico che non la utilizzerà. Perché ci saranno i medici capaci di utilizzarla e quelli no. Quindi la gente si rivolgerà ai primi. Il sistema premierà quelli che la utilizzano". L'evoluzione tecnologica deve procedere insieme ad una maggiore attenzione verso la relazione umana e la comunicazione. La vera sfida non è automatizzare la medicina, ma umanizzarla meglio. Perché "il paziente spesso ha bisogno di essere orientato e l'orientamento è una disciplina che all'università non si insegna, come la comunicazione, come entrare in relazione. La cosa più importante di cui noi parliamo continuamente è la comunicazione medico-paziente. E non viene insegnata mai. Mai. Quindi i medici non sono abituati, non sanno comunicare un evento avverso, un insuccesso. Non sono preparati loro stessi all'insuccesso". Oggi la sanità sembra essere ancora molto indietro rispetto alle potenzialità offerte dall'innovazione. Quando invece il futuro è adesso. Insomma "l'utilizzo di molti dati cosa ha portato? Per molti anni abbiamo visto protocolli standardizzati, fantastiche pubblicazioni che dicono per quella malattia devi prendere quel farmaco. Vero? No, assolutamente no. Questo è standard. Noi non siamo standard. Noi non siamo tutti uguali. Do un farmaco a te ed avrai un effetto che non avrà un altro. E viceversa". La tecnologia può aiutare anche la sostenibilità del sistema sanitario. Non solo per il controllo dei costi, ma anche come capacità di migliorare i risultati, ridurre gli sprechi e generare valore sociale. Il professor Speziale spiga: "Nel mio settore, in cardiochirurgia, un paziente che viene operato ed ha fiducia, ed atteggiamento positivo, guarisce più rapidamente. Scientificamente provato. Quindi significa che l'atteggiamento corretto è quello di avere una buona comunicazione e poi bisogna badare a tutto. Come cardiochirurgo non prendo in carico una valvola, ma il paziente con tutto il suo ecosistema, portarlo in casa e lavorarlo. Quello significa fare il medico, od avere una organizzazione vincente. Altrimenti siamo dei numeri".