Italia
Roma, sei giorni in strada per un permesso di soggiorno: l'odissea dell'Ufficio immigrazione
(LaPresse) Ore, giorni, settimane di attesa fuori sull’asfalto, in mezzo alla strada al freddo, al gelo o al caldo torrido come in questi giorni. Prepotenze, autogestione della file, numeri distribuiti senza la certezza che vengano rispettati e, il più delle volte, senza nemmeno la possibilità di entrare nell’androne della Questura. È la sorte che spetta alle migliaia di stranieri che ogni giorno vengono nell’Ufficio immigrazione per il rinnovo del permesso di soggiorno o per la richiesta di asilo politico. Una via crucis che va avanti da anni, leggermente migliorata rispetto a qualche mese fa, quando in migliaia si accampavano in via Patini rimanendo il più delle volte fuori per giorni senza nessun tipo di accoglienza. Dopo le denunce di molte associazioni e sindacati qualcosa è cambiato: oggi le file vengono per lo più gestite all’interno del piazzale della Questura sotto dei tendoni, evitando così l’assembramento in strada, ma non certo l’ondata di calore che già dalle prime ore della giornata soffoca il respiro. Carla viene dal Perù e si trova davanti al cancello da sei giorni. È seduta su una sedia da campeggio e la notte la passa su dei cartoni insieme a un parente in fila con lei per chiedere asilo politico in Italia. “Vogliamo lavorare - ci racconta - siamo qui perché nel mio Paese non c’è sicurezza. Dormiamo in strada da circa una settimana, ma oggi sono riuscita a ottenere il numero 7 e domani mattina finalmente potrò entrare”. Poco distante da lei altri ragazzi, anche loro sudamericani, spiegano come funziona il meccanismo: “La notte si viene qui e ci si segna su un foglio", lo mostra alla telecamera, "mettiamo il nome e il numero per il giorno dopo. I cancelli aprono alle 8, ma noi qui passiamo la notte”.
“È una vergogna", denuncia Dome, del sindacato Usb e impegnato sul fronte dell’immigrazione. "Già dalle 9 di mattina non si respira, non ci sono ventilatori, non c’è nessuno che distribuisce acqua. Chiediamo che queste persone siano ricevute all’interno dei locali della Questura. Ci sono molte fragilità come anziani, bambini, donne incinte... È degradante vederli trattati così”.