Italia
Roma, il cordolo sulla Via Appia Antica divide i cittadini. Ma pedoni e ciclisti si sentono più sicuri
(LaPresse) C’è chi ne critica l’estetica e chi la aspettava da anni, chi lamenta più traffico per le auto e chi rivendica spazi per chi va a piedi e in bicicletta. Sulla nuova pista ciclo-pedonale in costruzione sulla Via Appia Antica a Roma si è scatenato un piccolo scontro politico. La regina viarum (regina delle strade), costruita tra il IV e il III secolo a.C. per collegare Roma a Brindisi e da lì salpare per la Grecia e l’Oriente, diventa teatro di un dibattito più attuale che mai: la mobilità urbana. Fa discutere il cordolo in travertino che, installato a sporgenza sui sampietrini della via patrimonio Unesco, ha lo scopo di separare la carreggiata per le automobili dalla pista riservata a bici, monopattini e pedoni.
I lavori fanno parte del progetto di Roma Capitale “GRAB” (Grande raccordo anulare delle bici) finanziato dal Ministero dei Trasporti. In particolare siamo nel lotto numero 1, che collega l’Arco di Costantino a Via dell’Almone attraversando il Parco dell’Appia Antica.
Ma cosa ne pensa chi percorre quotidianamente l’Appia Antica per lavoro o per piacere? “Qui le macchine corrono. Con il cordolo è molto più sicuro andare in bici”, dice un uomo che pedala da Frattocchie in direzione centro. “Molto utile per la visita alle catacombe. Facilita sicuramente l’accesso anche in monopattino”, dice José, che lavora con i turisti alle Catacombe di San Sebastiano, che sono proprio sul tratto di Appia Antica interessato dal primo tratto del nuovo cordolo.
Di diverso avviso è Domenica, storica dell’arte; anche lei lavora quotidianamente qui con visitatori e turisti: “Al momento oltre ai rallentamenti dei mezzi vedo tour operator in difficoltà per il traffico sull’Appia. Per i singoli invece vedo un po’ di confusione”. Francesco guida un pulmino che porta i visitatori alle catacombe ed è perplesso: “Per i mezzi più grandi forse è una scocciatura, ma per i mezzi come il mio, più piccoli, nì. Però è un restringimento che fa più traffico”.
La principale critica di chi non gradisce il cordolo è il restringimento della carreggiata che ingolferebbe la circolazione dei mezzi. L’Associazione Salvaciclisti, contattata da LaPresse, non ci sta e spiega i benefici dell’iniziativa. “Partiamo dal fatto che si tratta di un progetto che esiste da 10 anni e che è voluto dall’Ente Parco dell’Appia Antica. Nulla di imposto dal Comune o di 'ideologico', ma frutto di lunga e ampia partecipazione anche con i municipi e comitati di quartiere”, spiega Daniele, ingegnere e membro della segreteria dell’associazione che da anni si impegna per promuovere maggiore spazio per bici e pedoni sulle strade.
“Non possiamo trattare un patrimonio Unesco come una strada a scorrimento o come un parcheggio”, dice lapidario. La strada ha infatti da anni il limite di 30 km/h ma troppe auto e moto sfrecciano al doppio della velocità e il parcheggio ai bordi della strada è spesso “creativo”.
“Le fermate del bus sono schiacciate in pochi centimetri ai lati della strada e non ci sono spazi sicuri per romani e turisti” e sulla questione del restringimento della carreggiata che porterebbe più code aggiunge: “Se il traffico è rallentato è perché ci sono troppe auto. Roma ha oltre 8mila km di strade carrabili e 300 km di piste ciclabili. Parliamo di 1 km di pista ogni 40 di strada. Roma ha ancora un’impostazione auto-centrica. L’auto è letta come un’estensione corpo umano. Accanirsi contro le piste ciclabili è assurdo. Si sta recuperando un po’ di spazio per i cittadini. ”.