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Pupi Avati: “Non tutto il cinema è cultura, non tutta l’editoria è cultura”

di Serena Uccello

“Con le piattaforme digitali succede che le persone vedano un film da sole, e questo mi piace, perché intimizza il rapporto con l'opera”. Così Pupi Avati, 82 anni, tra i più grandi registi italiani, parla del ruolo della cultura nel difficile momento della pandemia. E avverte: “ Raramente al cinema su fa cultura, e lo stesso accade con l'editoria, con la pittura. Bisogna imparare a fare dei distinguo”.
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