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Nestlé in Italia estende a tre mesi il congedo di paternità

Milano, 22 mar. (askanews) - Crescere un figlio non può essere un impegno solo a carico alle donne. Negli ultimi due anni la pandemia ha indubitabilmente peggiorato la situazione, rendendo urgenti misure che cambino questi equilibri sociali, all'origine del divario di genere nel mondo del lavoro. Superando la nostra legislazione, Nestlè in Italia è intervenuta portando, dal mese di aprile, il congedo di paternità a tre mesi, attraverso un accordo con le organizzazioni sindacali degli alimentaristi, Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil. A parlarci del Nestlè baby leave Giacomo Piantoni, direttore risorse umane del gruppo in Italia

"Si tratta di un congedo retribuito al 100% di 12 settimane consecutive di cui possono usufruire i papà o i secondi caregiver a seguito della nascita di un figlio o dell'adozione di un minore; queste 12 settimane possono essere usufruite entro i primi sei mesi dalla nascita o dall'adozione".

La policy introdotta da Nestlè in Italia supera i dieci giorni di paternità previsti dalla normativa nazionale, ma è anche un ulteriore passo in avanti rispetto alle due settimane aggiuntive di congedo retribuito introdotte dalla multinazionale nel 2012 a favore del padre lavoratore o del secondo caregiver. Economicamente parliamo di un un investimento di circa un milione di euro all'anno da parte di Nestlè che in Italia conta più di 2.000 dipendenti donne sugli oltre 4.000 complessivi:

"Siamo sicuri che ci sarà un grandissimo ritorno di questo investimento; ritorno da un lato di un maggiore equilibrio tra i carichi di lavoro uomo-donna che permetterà poi di rompere alcune barriere a livello di gender balance in azienda, ma soprattutto anche per gli uomini perchè un'esperienza della genitorialità più piena che arricchirà di competenze anche gli uomini che lavorano in azienda e ci permetterà di avere un maggiore ingaggio è una maggiore produttività all'interno dell'azienda".

In un Paese dove nel 2020 si è toccato il punto di minimo di 7 neonati ogni 1.000 abitanti, i tre mesi di congedo della "Nestlé baby leave", che papà o secondi caregiver potranno fruire in un unica soluzione, sono un tempo indispensabile per trovare un nuovo equilibrio familiare insieme alla mamma, con un duplice obiettivo:

"Il primo è quello di scardinare gli stereotipi che vedono tutto il tema della cura, a seguito della nascita di un bambino, a carico della figura femminile. E' chiaro che questo stereotipo struttura tutte le dinamiche della famiglia in una maniera tale da penalizzare nel lungo andare la donna. Il secondo obiettivo è dare un maggiore equilibrio a livello personale all'interno della famiglia per favorire la genitorialità condivisa".

Nel 2021 il tasso di natalità interno all azienda è stato di 1,6 figli per donna contro una media italiana che si ferma a 1,24.

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