Italia
Morte bracciante indiano, Landini a presidio Cgil a Latina: "Non è caso isolato"
(LaPresse) - “Noi abbiamo seguito questa vicenda fin dall'inizio mobilitandoci, sostenendo questa lotta perché questo non è un caso isolato. Come abbiamo detto fin dall'inizio, noi stiamo difendendo la dignità di una persona, ma ci stiamo battendo per mettere in discussione un sistema di caporalato e di fare impresa che va assolutamente cambiato e va messo in discussione". Così il segretario nazionale della Cgil Maurizio Landini, a margine del presidio organizzato da Cgil e Flai di fronte il tribunale di Latina, dove in serata è prevista la sentenza per il processo legato alla morte di Satnam Singh, il bracciante indiano morto nel giugno del 2024 a seguito di un incidente del lavoro. Per la morte del lavoratore è accusato il titolare dell’azienda Antonello Lovato, accusato di omicidio volontario con dolo. Per questo motivo "ci siamo costituiti parte civile", rimarca il segretario, secondo cui la Cgil deve dare dar "voce e diritti a chi non ce l'ha", affermando che la "dignità della persona viene sempre prima del mercato, del profitto e di qualsiasi livello di sfruttamento". Questa la battaglia rappresentata oggi in piazza Buozzi, a Latina, ma che è anche una lotta "che deve parlare a tutto il paese perché è bene che si tolgano anche le ipocrisie. Le leggi ci sono e il momento di applicarle". "Il lavoro nero esiste perché c'è qualcuno che, facendo l'imprenditore, fa lavorare in nero" ed esiste perché "viene permesso di poter fare l'imprenditore facendo il bandito", denuncia Landini, secondo cui, in questo senso, "applicare la legge che c'è già sul caporalato significa proprio impedire questa cosa. E noi ci stiamo battendo per questo e come sindacato vogliamo dare voce a tutti quelli che non ce l'hanno".