Italia

Malattie cardiovascolari correlate al 45% dei decessi in Italia

Roma, 28 ott. (askanews) - Le malattie cardiovascolari restano la maggiore causa di morte in Italia essendo ad esse riconducibili fra il 40 e il 45 per cento dei decessi nel nostro Paese. E secondo un'indagine dell'Istituto Superiore di Sanità condotta fra il 2016 e il 2019 ben il 40% degli adulti intervistati presenta almeno tre fattori di rischio cardiovascolare e solo meno del 3% risulta del tutto libero dal rischio.

Spiega Furio Colivicchi, presidente dell'Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO):

"Sono problemi di salute pubblica di grandi dimensioni e purtroppo la pandemia ha peggiorato il quadro perché la gente si è controllata di meno. Ovviamente la parola d'ordine non può essere che prevenzione. Prevenzione primaria, quindi prevenzione nei soggetti che fortunatamente ancora non hanno manifestazione di malattia per gestire al meglio tutti gli elementi che predispongono alla malattia cardiovascolare: e quindi ricordo in particolare il fumo, la vita sedentaria l'ipertensione arteriosa e soprattutto ricordo l'ipercolesterolemia: il colesterolo che è un elemento centrale nello sviluppo e nella progressione della malattia cardiovascolare. Nei soggetti che ancora per loro fortuna non hanno avuto una manifestazione della malattia è molto importante che questi elementi siano posti sotto controllo, siano ben controllati, e la gente deve smettere di fumare: ancora il 15% della popolazione italiana adulta fuma; questo è inaccettabile. Bisogna controllare bene i valori della pressione, fare attività fisica, l'alimentazione deve essere sana, dobbiamo ridurre il contenuto di grassi animali e il colesterolo va controllato. Non è possibile trovarsi di fronte a persone che a 50 anni non hanno mai controllato i valori del loro colesterolo, del loro profilo lipidico".

Regole ferree invece per chi ha già avuto un infarto, un ictus, magari un intervento di angioplastica, coronarica: "In questi pazienti l'intervento deve esser pilotato dal cardiologo in maniera ben più aggressiva e determinata; l'unica strada è quella di cercare di non ammalarsi ed una volta che purtroppo qualcosa è successo dobbiamo fare in modo che non si ripeta, perché se chi ha avuto un infarto non si cura al meglio, nell'arco del primo anno nel 20% dei casi può avere un altro problema molto importante e molto grave".

Aggiunge Marta Saverino, Presidente del Gruppo italiano pazienti per l'Ipercolesterolemia familiare, malattia ereditaria in cui un'alterazione genetica provoca livelli estremamente elevati di colesterolo nel sangue: "La prevenzione cardiovascolare è fondamentale e oggi abbiamo la possibilità di agire in maniera importante su diversi fattori i rischio modificabili. Tra questi l'ipercolesterolemia familiare, che colpisce in forma eterozigote circa 1 su 250 nati vivi nel nostro Paese. E' importante conoscere questa patologia, fare prevenzione precoce e e garantire salute ai cittadini che con una prevenzione accurata eviterebbero eventi cardiovascolari nei primi anni di vita o nella prima età adulta. La necessità è quella di fare screening cardiovascolare precoce e per questa patologia, l'ipercolesterolemia familiare, già alla nascita".

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