Italia

Le prime fasi di recupero dei reperti dell’antica Grecia ritrovati in fondo alla Ionio

di Donata Marrazzo

Era il 22 gennaio 2026 e la coda del ciclone Harry si stava allontanando, dopo aver devastato la costa ionica della Calabria. L’imbarcazione in uso dalla Soprintendenza di Reggio Calabria prendeva il largo dal porto di Roccella sulla scia di un peschereccio, insieme a una squadra di Carabinieri del Nucleo tutela del patrimonio culturale e del nucleo Subacqueo. A largo di Monasterace, a circa 12 miglia dalla linea di costa italiana e a 500 mt di profondità era stata segnalata la presenza di una nave del V escolo a.C. con un carico di anfore, a seguito di una perlustrazione di Acciona, multinazionale spagnola che si occupa di ingegneria civile, costruzioni e infrastrutture. La società stava eseguendo nell’area uno studio di fattibilità per un progetto eolico offshore con a bordo un team di specialisti di archeologia preventiva, oltre a geologie biologi marini. Più avanti, inabissata a 14 miglia nautiche e 750 metri di profondità, in acque internazionali, ma ancora di competenza della soprintendenza calabrese, un’altra nave adibita al trasporto merci con un voluminoso carico di vasi di terracotta. Poco lontano, poggiato sul fondo anche un velivolo della Royal Air Force in assetto di volo, risalente al 1942. Ecco le fasi del recupero del primo reperto che sarà mostrato a Roccella, il 5 settembre, in occasione di una conferenza evento dedicata al progetto Alto Fondale. Riprese courtesy of Living Camera
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