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Le banche guadagnano poco? Un problema per tutti

di Rosalba Reggio

Bassa redditività delle banche. Di questo parliamo con Andrea Resti, docente di Economia degli intermediari finanziari, all'università Bocconi e advisor del Parlamento europeo per la vigilanza bancaria. Bassa redditività: una storia lunga, ormai, iniziata con la crisi dei mutui subprime, la crisi Lehman, insomma, la grossa bolla che si era costruita e che sia rotta ha portato le Banche centrali a intervenire anche per soccorrere mercati ed economia che erano in grande difficoltà e le banche centrali hanno immesso grande liquidità sui mercati. Questo ha viziato il mercato che, seppur salvato dalla crisi, è stato inondato di liquidità che ha tenuto bassissimi i tassi delle banche. Le banche, quindi non guadagnano più come guadagnavano prima, per la gioia di molte persone che vedono le banche come il grande nemico. Quindi le domando: le banche non guadagnano più, c'è da essere felici?
I tedeschi la chiamano schandem freude, cioè la gioia per le disgrazie altrui, ma in questo caso le disgrazie sono di tutti perché un sistema bancario che guadagna poco e che guadagna meno di quanto un investitore deve chiedere tenuto conto del rischio è un sistema poco appetibile per il mercato e quindi per esempio, è un sistema che quando servono aumenti di capitale per metterlo in sicurezza o per consentire l'espansione del credito fa fatica a ottenere degli investitori disposti a finanziarlo. Il tema dei tassi bassi, peraltro, è sicuramente un fattore che ha pesato negativamente sui bilanci delle banche In particolare è evidente che se sul mercato i fondi possono essere investiti solo al tasso zero è difficile procurarseli ad un costo inferiore presso il pubblico e lucrare un margine. Però non dobbiamo dimenticare che tassi bassi hanno consentito di erogare prestiti alle imprese ad un tasso tutto sommato sostenibile limitando quindi le difficoltà delle imprese, evitando un volume di sofferenza e di non performing loans ancora più alto di quello, pure elevato, a cui abbiamo assistito. Ha fatto bene a specificarlo perché avevamo evidenziato solo gli aspetti negativi, invece è un sistema, un'arma che è stata utilizzata dalle banche centrali per sostenere certamente non per distruggere.
Ecco detto questo, che le banche non guadagnino, quindi non è un bene, per buona pace di chi invece se lo augura, però il problema dei tassi è l'unico problema secondo lei, legato alla bassa redditività delle banche o c'è altro?
Sicuramente non è l'unico problema. Il problema principale, forse, è rappresentato dal cambiamento epocale dell'intermediazione finanziaria che è sempre meno fisica, e sempre più digitale. Questo significa per esempio che i costi elevati di una rete di filiali fisiche di una rete di dipendenti sul territorio, diventano sempre meno sostenibili nel momento in cui ci sono modelli di intermediazione diversi altrettanto competitivi, se non ancora più competitivi. Questo certamente è un tema. Un altro tema che è giusto toccare è che forse il sistema bancario negli ultimi quindici anni ha sperperato una parte di quel capitale di fiducia che gli consentiva di accreditarsi presso il pubblico come un consulente per guidare le famiglie e le imprese nelle loro scelte finanziarie.
Come?
Sicuramente le crisi, gli episodi di scandalo e di malaffare che hanno riguardato molte banche hanno incrinato il rapporto tra sistema bancario e opinione pubblica. E' stato fatto molto per cercare di ricostruire questo rapporto ma le ferite sono ancora aperte e quindi è più difficile fare leva sulla fiducia come un elemento per commercializzare prodotti e per portare a bordo il pubblico su nuove proposte di business che facciano reddito per il conto economico.
Alla luce di questa involuzione della relazione tra risparmiatori e istituti di credito lei come vede futuro? Come ha detto, la grande rivoluzione digitale ha cambiato anche l'accesso alla banca dei risparmiatori, quindi le banche si adegueranno e cambierà solo il modello di business, o c'è il rischio, in realtà, dell'ingresso di altri soggetti, che peraltro abbiamo già visto. Quindi veramente una disintermediazione del lavoro delle banche?
Il sistema bancario è un'infrastruttura esattamente come i trasporti e ne abbiamo bisogno per far funzionare la nostra economia e la nostra convivenza civile. Detto questo le diligenze sono state sostituite dalle automobili e le automobili hanno risentito della concorrenza dell'aeroplano, quindi un modello di intermediazione destinato a durare in eterno, per definizione, non esiste. L' online è sicuramente l'aeroplano, se preferisce l'astronave, su cui potrebbe salire il pubblico, alla ricerca di intermediazione finanziaria comoda e a costi accettabili. Questo vuol dire, evidentemente, per le banche la possibilità di cambiare pelle e di rinascere in forma diversa, vuol dire però anche la concorrenza di intermediari non bancari, come Google e le altre grandi società di big data, che oggi presidiano la relazione con l'utente, posseggono i suoi dati e sono quindi in grado di proporsi nel mercato dei servizi di pagamento a condizioni estremamente competitive.
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