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Lampedusa, Tareke Brhane ringrazia Papa Leone per la visita al cimitero: “Si fa fatica a parlare di morti”

(LaPresse) Un po’ per fortuna e un po’ cercando l’occasione, l’attivista Tareke Brhane si ritrova faccia a faccia con il Papa. Il fuoriprogramma accade durante la visita del Pontefice a Lampedusa, subito dopo la tappa di Leone al Molo Favarolo, storico primo approdo dei migranti soccorsi in mare, intitolato per l’occasione “Molo Papa Francesco”. Qui Leone XIV ha inaugurato la targa dedicata al predecessore argentino e ha incontrato un gruppo di persone ospiti dell’Hotspot della Croce Rossa sull’isola. Finita la parte istituzionale, Leone si avvicina a un gruppo di fedeli appostati da ore alle transenne. Tra questi ci sono suore, giornalisti, operatori e anche Tareke Brhane. Di origini eritree, è a capo dell’organizzazione non profit “Comitato 3 ottobre”, nata a seguito del naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013, quando 368 persone persero la vita, e che si è impegnata nel riconoscimento della Giornata della memoria delle vittime dell’immigrazione. Brhane chiama il Papa e lo ringrazia per la visita di poco prima al cimitero dell’isola. Leone XIV ha scelto infatti come prima tappa del viaggio lampedusano proprio il camposanto. Una visita privata lontana dalle telecamere, intima e molto sentita dal Pontefice tra le tombe di chi cercava un futuro migliore, ma ha trovato la morte in mare. “Di solito odio andare al cimitero, perché ho perso molte persone care”, racconta Brhane a LaPresse. “Quando ho saputo mesi fa che Papa Leone XIV sarebbe andato al cimitero sono stato molto colpito e ho pensato, 'Come posso essere lì con lui a pregare?' Ho passato anni a parlare di morti, di morti e di morti. Si fa fatica a parlare di morti. Si fa fatica a vederli riconosciuti. Volevo ringraziarlo in tutti i modi. Sono venuto qui al molo, dove ho lavorato per anni, e l’ho ringraziato”. “Santo Padre! Grazie per essere andato al cimitero. Per un leader così importante non è semplice. Siamo molto grati per questo gesto con tutto il cuore”, sono le poche parole che riesce a dire in preda all’emozione. “E lui? Mi ha sorriso” racconta Brhane, “e poi ho visto che entrando in macchina ha continuato a parlare (con l’arcivescovo di Agrigento, ndr). Non so cosa si sono detti, ma spero torni da Lampedusa con qualcosa. Non solo l’accoglienza, ma anche un gesto di cui conosce l’importanza”. “Posso dire che ce l’ho messa tutta. In un clima non facile, un tempo buio, tempo di odio, di remigrazione e di parole di guerra contro queste persone. Ho fatto la mia parte e per il resto ognuno può fare la sua”.
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