Italia

L’accordo familiare che danneggia il lavoro delle donne

Dopo il lockdown, i lavoratori affrontano il parziale ritorno alla normalità, ma le differenze tra generi sono ampie. Sono le donne, infatti, a pagare il prezzo più alto nel passaggio dalla fase 1 alla fase 2 in tempo di covid. E' quanto emerge da uno studio di Inapp, l'Istituto Nazionale per l'Analisi delle Politiche Pubbliche, che ha realizzato un'indagine tra uomini e donne occupati dai 18 anni in poi, lavoratori dipendenti, indipendenti/autonomi (anche se in sospensione lavorativa temporanea o in cassa integrazione). Le 779 interviste hanno interessato per il 79% lavoratori dipendenti, per il 21% autonomi. Il campione conta donne all'80% e uomini al 20%. Il risultato dello studio si può riassumere in due parole: Men first! Con la ripresa delle attività e la successiva riduzione dello smart working, infatti, a rientrare al lavoro sono stati principalmente uomini, sia tra i lavoratori dipendenti sia tra gli autonomi/indipendenti. Nel caso dei dipendenti, il rientro al lavoro è legato essenzialmente a tre elementi: prima di tutto alla normativa, che ha definito il calendario di riapertura dei settori e delle attività produttive, dalla richiesta specifica dei datori di lavoro e da un accordo familiare. In caso di presenza di figli, è soprattutto questo accordo con il partner che ha definito le differenze. Il 15 % delle donne intervistate, infatti, dichiara di aver potuto rientrare al lavoro, ma di non averlo fatto per rispondere alle esigenze del carico familiare. Dietro a questa scelta motivazioni culturali, la capacità di cura e gestione familiare, e economiche. Il reddito del partner è più alto e la perdita economica familiare è più bassa se a lasciare il lavoro è la donna. Il care burden, dunque incide fortemente sulle dinamiche della transizione tra la fase 1 e la fase 2. Soprattutto per le donne, e in modo specifico per una fascia definita sandwich, compressa dalla doppia cura di bambini e genitori non più autosufficienti. Questi i numeri del lavoro autonomo:
- Il 100% degli uomini che lavorano nuovamente fuori casa hanno figli
- Contro il 59% delle donne
Se guardiamo al campione che lavora ancora a casa, invece, la proporzione si ribalta, perché il 50% degli uomini è in questa situazione, contro il 65% delle donne Dato confermato anche dai numeri di chi ha figli ed è ancora in sospensione di attività: solo il 25% di uomini, contro un 70% di donne
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