Italia

In prima linea contro il virus, una giornata con i medici Usca

Modena, 7 nov. (askanews) - Li hanno definiti i Ghostbusters del Covid perché di fatto vanno a stanare il virus negli appartamenti delle persone positive o che presentano quei sintomi. Tecnicamente, però, sono il braccio operativo dei medici di base che non possono visitare a casa i propri pazienti per rispetto delle norme anti contagio.

"Innanzitutto riceviamo le telefonate. Ci vengono segnalati i pazienti con la loro sintomatologia e numeri di telefono. Dal momento che terminiamo la ricezione delle chiamate a nostra volta ricontattiamo i pazienti per triagiarli", ha spiegato Paola Piancone, medico Usca.

"Facciamo una specie di triage di gravità, come succede in Pronto Soccorso, dando ovviamente la precedenza ai pazienti più gravi e se proprio non riusciamo a svolgere le visite in giornata rimandiamo quelle meno urgenti alla giornata successiva", ha aggiunto.

"Se le viene da tossire tossica pure, non la trattenga che è peggio", consiglia a un paziente la dottoressa al telefono. "Con quello lì al dito, senza toglierlo, fa un giro intorno al divano, attorno alla tavola, o proviamo a fare una mezza rampetta di scale, con calma e nel frattempo mi dice se accusa fatica di respiro", suggerisce ancora. "Ok va bene, arrivederci. Rimane stabile, ha fatto le scale", dice poi mettendo giù il telefono.

Paola Piancone, dell'Ausl di Modena, è uno dei 400 medici coinvolti in Emilia-Romagna nelle Usca, acronimo di Unità speciali di continuità assistenziale. A loro sono stati affiancati specialisti o specializzandi.

Dalle telefonate alle visite a casa, che durano in media dai 15 ai 20 minuti. C'è inoltre la parte di vestizione e svestizione che le Usca fanno nel cortile interno del palazzo o sul pianerottolo.

"Partiamo con la divisa che vedete. A casa del paziente ci vestiamo con i dispositivi di protezione individuale, le tute, le visiere, le mascherine e i guanti", ha raccontato Piancone.

Dall'inizio dell'emergenza sanitaria le Usca hanno erogato quasi 90 mila prestazioni tra visite domiciliari, visite nelle Cra (Centri residenza per anziani), somministrazioni di terapie, triage telefonici, ma anche esecuzione di tamponi o elettrocardiogrammi.

"Abbiamo tanti contatti in queste settimane. Stiamo facendo fatica a dare risposta immediata a tutti e spesso ci troviamo a rinviare la visita al giorno successivo. Per un medico - che è sempre stato abituato a visitare il proprio paziente e di fatto non lo può fare perché è positivo e in isolamento a casa - avere un ritorno da un collega che ti dà un parere sul suo stato di salute è un ottimo sistema", ha sottolineato.

In queste settimane, con la nuova ondata di contagi, le visite delle Usca hanno ripreso a pieno ritmo. E loro, in prima linea in questa lotta contro il virus, intercettano per primi le preoccupazioni della gente.

"Secondo me la gente è frustrata perché da nove mesi sentiamo parlare di Covid. E se all'inizio faceva oggettivamente paura, adesso se ne sente di tutti i colori e quindi ognuno, più o meno in modo fondato, si è fatto la propria idea. A me fa paura come faceva paura prima, anche perché stiamo rivedendo la stessa sintomatologia che vedevamo ad aprile. E purtroppo ci troviamo spesso ad ospedalizzare i pazienti", ha concluso la dottoressa.

Riproduzione riservata ©
loading...