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Il debito pubblico, la generazione Z e il pollo di Trilussa

di Luca Tremolada e Andrea Gianotti

Il debito pubblico italiano è un macigno che condiziona la politica economica nazionale: 2.358 miliardi di stock con una spesa per interessi annua pari a 65,6 miliardi di euro (dato 2017). Un macigno che pregiudica soprattutto i più giovani, in uno scontro generazionale che li vede vittime degli errori del passato. Ogni residente in Italia, si sa, ha un debito pari a 38mila euro circa: un dato a suo modo spaventoso, che non risparmia neonati e pensionati. Che però sono coinvolti in modo molto differente rispetto a questa montagna di debito da finanziare periodicamente sui mercati dei capitali.
Per questo l'Ufficio Studi del Sole 24 Ore ha elaborato i dati della Banca d'Italia e dell'Istat dal 1946, anno di fondazione della Repubblica italiana, per descrivere con numeri e proporzioni la diseguale distribuzione del debito pubblico tra i residenti in Italia. Il risultato? Per esempio, che per ogni euro di interessi da pagare per debito generato da parte dell'ottantenne di oggi, il 56enne ne deve pagare 10; cifra che sale a 100 per il 15enne, mentre per chi è nato nel 2017 la proporzione sale a mille. Viene da chiedersi: se porta più voti soddisfare le esigenze degli over50, chi riuscirà a convincerà i giovani a non trasferirsi all'estero?
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