Covid

I vaccini proteici potrebbero dare una svolta alla pandemia?

di Francesca Cerati

Stanno per arrivare i vaccini per il Covid-19 formulati alla “vecchia maniera”, già collaudati da decenni per proteggerci dall’epatite B, dalla pertosse e dall'influenza. Sono a base di proteine purificate, potenziate con adiuvanti, che a differenza delle tecnologie relativamente nuove su cui si basano i vaccini di Moderna, Pfizer-Biontech, J&J e Astrazeneca, inducono direttamente la risposta anticorpale da parte dell'individuo, piuttosto che l‘iniezione di un frammento di codice genetico che le cellule devono “leggere” per poi sintetizzare le proteine stesse. Ma perché arrivano solo ora? Sostanzialmente per due ordini di motivi. Il primo riguarda la produzione, più lenta rispetto a quelli già in commercio; il secondo aspetto è legato alle strategie aziendali e ai mancati accordi con i colossi farmaceutici di lungo corso.
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