LAVORO: I NUMERI DELLA SETTMANA

I lavoratori “fragili” della rete

Guadagnano attraverso piattaforme digitali, vendendo prodotti, affittando beni di loro proprietà, o realizzando attività lavorative. Sono i lavoratori digitali, che rappresentano lo 0,5% della popolazione italiana. L'Inapp, l'Istituto Nazionale per l'Analisi delle Politiche Pubbliche, ne ha registrato il profilo, attraverso un'indagine che ha esaminato un campione di 45.000 individui, residenti in Italia, di età compresa tra i 18 e i 74 anni. Si tratta di persone che dedicano parte del proprio tempo nello svolgimento di compiti lavorativi, che presuppongono dunque un pagamento finale, ottenuti e realizzati mediante l'utilizzo di piattaforme digitali presenti nella rete internet. Le attività lavorative possono essere di tipo intellettuale o fisico o entrambe le cose, e in generale possono essere realizzate interamente on line, mediante l'utilizzo di piattaforme, o in parte on line e offline, mediante una attività lavorativa svolta anche nel mondo reale. Ma qual è il profilo di questo lavoratore? Se valutiamo il genere, non ci sono grandi differenze tra uomini e donne: si tratta infatti di lavoratori maschili nel 54,3% dei casi e femminili nel 45,6%. Dato molto simile a Stati Uniti e Gran Bretagna. Anche l'età dei soggetti è ben distribuita: per il 25,6% è rappresentata da 25-29enni, per il 24% da 40-49enni, e per il 20,5%, dai 30-39enni.Il titolo di studio della maggioranza dei lavoratori delle piattaforme digitali, in Italia, è medio alto. I diplomati sono, infatti, circa il 47% e i laureati quasi il 16%. Per il 34,7% si tratta invece di persone con la media inferiore e per il 2,8% di lavoratori che hanno la licenza elementare. Il ricorso alle tipologie contrattuali flessibili è molto diffuso tra questi lavoratori. Il 42% di chi opera su piattaforme dichiara, infatti, di prestare la propria attività unicamente sulla base di accordi informali,ma anche quando questa viene formalizzata si trasforma in relazioni lavorative flessibili, nel 19% dei casi in una collaborazione autonoma occasionale. Condizione che non consente le tradizionali tutele che caratterizzano i contratti stabili. Incertezza pericolosa, soprattutto per il fatto che per quasi il 50% dei lavoratori on line, il reddito percepito dal lavoro delle piattaforme digitali è ritenuto essenziale o quantomeno una componente importante del budget complessivo, a cui non potrebbe rinunciare. Più del 35% di questi lavoratori, inoltre, non sarebbe in grado di sostenere spese impreviste. Una categoria, insomma, con una fragilità reddituale molto più alta, pari al 35,55, di quella registrata sul totale della popolazione italiana, pari al 22,8%, ma anche rispetto al totale dei soggetti che guadagnano attraverso la Rete, pari al 22,5%.
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Lavoro, sfide e opportunità
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