Italia

G8 di Genova 2001, il racconto di un agente intervenuto alla Diaz: "Quella notte mi vergognai, cercavamo vendetta"

(LaPresse) "Non possiate mai vivere notti come quelle mie notti di Genova". Sono passati 25 anni da quella maledetta notte alla scuola Diaz di Genova, durante il summit del G8 del 2001. Il giorno prima c’era già stata la morte di Carlo Giuliani. E Gianpaolo Trevisi, allora funzionario di polizia, con il suo reparto si recò presso la scuola. "C’era stato detto che dentro c’erano black bloc armati e che era rischioso, ma in realtà cercavamo solo vendetta". "Da quella scuola uscivano decine e decine di feriti, sulle barelle, che sputavano sangue. Io di servizio fuori - continua il racconto - e tutti mi chiedevano spiegazioni. Una delle immagini che ricordo, e che è stata impressa su tutti i giornali, è il mio faccia a faccia con Agnoletto. Cercai di spiegargli  che era in corso un 41, che è una perquisizione quando si pensa che all'interno di una struttura ci siano armi esplosive, ma sapevo che qualcosa non stava andando come io pensavo dovesse andare. E quindi ero già combattuto. Non ero imbarazzato, perché mi ritrovavo a dare delle risposte, ma sapevo insomma che qualcosa là dentro era completamente saltato. Quindi era un sentimento quasi di vergogna". Trevisi ha denunciato nel tempo quanto ha visto e quanto ha potuto raccontare. Una storia che è diventata anche un libro: "Io dico che una volta dentro, se tu ti rendi conto di avere di fronte anche il peggiore black bloc, che hai riconosciuto come quello che la mattina ti ha tirato una molotov contro e che però sta dentro al sacco a pelo, sta sdraiato e ti alza le mani in segno di resa, tu se sei un uomo dello Stato non lo devi toccare neanche con un dito. Lo devi semplicemente prendere e accompagnare in questura". "La notizia era quella, che era piena di black bloc, e quindi l'idea era di prenderli. In qualche modo, tra virgolette, fargli pagare quello che loro hanno fatto alla città di Genova. La notizia non era evidentemente fondata e soprattutto lo Stato non si vendica. Là dentro - conclude - alla fine è stata  un'isteria collettiva. Sono state più persone che si sono macchiate di colpe molto gravi o che hanno tollerato cose che non potevano assolutamente essere tollerate".
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