Italia

Forum di Varignana, per le imprese la vera sfida dell’AI è umana prima che tecnologica

(LaPresse) Dalla ricerca di una cura alla relazione con il paziente, dalla sicurezza alimentare alla fiducia tra le persone: l’intelligenza artificiale entra nei processi delle imprese italiane, ma la vera sfida resta strategica e umana. È il filo conduttore emerso da ciò che raccontano tre protagonisti delle realtà imprenditoriali che hanno portato i loro case study alla prima edizione di di AI.DEA - Forum di Varignana a Castel San Pietro Terme (Bologna). L’iniziativa, promossa da Nomisma e Confindustria, mette al centro il modo in cui dati, competenze e nuove tecnologie possano trasformare organizzazione, produttività e competitività del sistema produttivo italiano. La tavola rotonda con Sergio Dompé, presidente esecutivo di Dompé Farmaceutici, Chiara Nasi, amministratore delegato di Cirfood, e Andrea Pontremoli, amministratore delegato del Gruppo Dallara, ha portato tre visioni imprenditoriali in tre ambiti diversi - farmaceutica, ristorazione collettiva e automobilistica - accomunate dalla convinzione che l’AI non possa essere adottata come fine in sé, ma debba rispondere a domande precise e mettere la persona al centro. Le sfide dell’AI “sono totali, nel senso che non c'è nulla come le scienze della vita che hanno bisogno e possono beneficiare dell'intelligenza artificiale”, ha osservato Dompé. “C'è un laboratorio mondiale che abbiamo scoperto con il Covid, dove tutto il mondo ha collaborato per trovare in pochi mesi una soluzione a un problema drammatico. Dietro quel problema ce ne sono tanti altri di tutti i giorni che sono ancora più gravi - pensiamo alle patologie più importanti, per esempio; è chiaro che noi dobbiamo fare di più e dobbiamo farlo in minor tempo per riuscire a dare risposte a pazienti che ne hanno bisogno”, ha aggiunto. Per Dompé l’AI “è già oggi parte integrante inevitabile di tutto questo e bisognerà vedere quanto saremo bravi noi a mettere dentro le domande giuste, a interagire nella maniera più opportuna con tutti i dati ripuliti che i sistemi sanitari hanno per riuscire ad avere le risposte che ancora non ci sono”. L'utilizzo della tecnologia dell'intelligenza artificiale “potrebbe sembrare un pochino più distante nella ristorazione rispetto alla classica manifattura”, ha spiegato Chiara Nasi. “In realtà - ha osservato - anche per noi sono innovazioni importantissime che ci aiutano a stare al passo coi tempi, innovazioni di processo, innovazioni nella nella logistica, nel nella sicurezza alimentare, nella raccolta dei dati, la digitalizzazione, cioè sono tutte cose che stiamo facendo perché non ti puoi permettere di rimanere indietro. “Noi però dobbiamo tenere sempre al centro la persona - proprio per il settore a cui appartengo -, quindi il punto d'arrivo su qualsiasi innovazione deve essere la persona, perché la relazione è ancora importante, anche nella ristorazione collettiva conta tanto il contatto umano di chi serve un bambino a scuola piuttosto che un degente in un ospedale o a maggior ragione un anziano in una a casa di riposo. A volte conta di più di quello che è nel piatto”, ha aggiunto Nasi. “La vera sfida penso che non sia di tecnologia, ma di strategia: cioè che cosa voglio fare io come azienda e poi vado a cercare la tecnologia. Noi molto spesso valutiamo la tecnologia per quello che sa fare e poi cerco di applicarlo in azienda. Devo fare l'esatto contrario dal mio punto di vista. La sfida è più umana che tecnologica e quindi le persone che stanno in azienda devono farsi le giuste domande per poter poi cercare la tecnologia che li aiuti a costruire le risposte”. L'AI sta “minando la fiducia tra persone. Noi ormai abbiamo più fiducia sull'intelligenza artificiale che sul collega o sul medico che gli chiedo un consiglio, ma poi l'intelligenza artificiale mi dice un'altra cosa e seguo l'intelligenza artificiale”. Secondo Pontremoli “l'unico modo è ripristinare le relazioni umane, che sono faticose, perché la la conquista della fiducia o il dare fiducia è fatica. E se io mi chiudo su me stesso e lavoro solo con una macchina, alla fine verrò governato dalla macchina”.
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