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Ex Ilva, timori dei sindacati sulla decarbonizzazione: "Dopo incontro interventi che smentiscono gli impegni del governo"

(LaPresse) "L'incontro non è andato per niente bene, quando si parla di mettere in cassa integrazione 8.622 persone in una condizione dove poi c'è anche le ricadute sull'indotto". Così Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil, all'uscita dalla sede di via Flavia del ministero del Lavoro, dove è avvenuto l'incontro per l'esame della Cigs. "Apprendiamo poi che c'è questa questione del continuo spostamento dei soldi da un contenitore all'altro, mi riferisco alla decarbonizzazione, e questo continua a conformare che sembra che il governo da una parte dichiara che vuol fare la decarbonizzazione, ma non ci mette mai i soldi", denuncia, dopo che è emersa la possibilità che il fondo per la decarbonizzazione sia entrato nel fondo unico degli incentivi. "Serve un intervento pubblico e un progetto di industrializzazione con la decarbonizzazione dell'acciaio. Senza questo, il nostro paese ha finito di essere un paese industriale", ha concluso il segretario Fiom. Gli fa eco Guglielmo Gambardella, segretario nazionale Uilm, secondo cui il definanziamento dei fondi per la decarbonizzazione è un elemento che "noi apprendiamo e che deve trovare un confronto nella sede di Palazzo Chigi". "La mano destra non sa quello che fa la sinistra", denuncia Gambardella, che ricorda come "noi siamo usciti da Palazzo Chigi il 27 ottobre con tutta una serie di impegni per quanto riguarda le prospettive industriali, gli ammortizzatori sociali e anche i volumi produttivi, e dopo quell'incontro vediamo tutta una serie di interventi che invece smentiscono gli impegni assunti dal governo". In questo senso, "prima c'è bisogno di fare un nuovo chiarimento a Palazzo Chigi per rimettere insieme tutti questi pezzi, altrimenti c'è una situazione poco chiara e non sappiamo verso che direzione andiamo". Infine, sulla possibilità di nuovi fondi che possano essere utilizzati al tavolo dell'ex Ilva, Valerio D'Alò, segretario nazionale Fim-Cisl, afferma: "noi stiamo addirittura pensando che venga utilizzata la norma sui lavori usuranti, perché vengano agevolate le uscite dei lavoratori Ilva e per questo diciamo che tutte le attività del ciclo integrale debbano rientrare in quella normativa. Quello sì che sarebbe uno strumento per poter riconoscere a chi ha dato tanto di essere ristorato". "Bisogna però trovare le risorse anche per coloro che, alla fine di tutta questa grande vertenza vogliono accedere attraverso un incentivo a provare a spendere le proprie competenze altrove". Il vero punto per D'Alò, però, è che "si esce dagli ammortizzatori sociali con il lavoro, per cui è il governo che deve dare le garanzie nella convocazione a fine gara che si realizzino gli impianti di DRI e di forno elettrico, altrimenti stiamo parlando di tutte cose che diventeranno inutili".
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