Italia

Dentro al Pilo Albertelli occupato: “Vogliamo una scuola che parli di noi”

(LaPresse) “Quest’anno abbiamo deciso di parlare di noi stessi, delle nostre paure e della nostra rabbia, per questo abbiamo occupato”. Arianna dorme su un banco della sua scuola , il Pilo Albertelli, ormai da tre giorni. La faccia stanca, la voglia di andare avanti, l’entusiasmo di vivere “una esperienza di comunità e socialità che nessuno potrà mai offrirci”. Il Pilo Albertelli è un liceo classico nel quartiere Esquilino di Roma a due passi dalla sede occupata di Casa Pound. Da tre giorni la didattica è ferma perchè i ragazzi, dopo un’assemblea, hanno deciso di occupare e seguire l’onda delle proteste che ormai da un mese interessa quasi tutti gli istituti di Roma e del Paese. “Una protesta che è diventata occupazione - spiega Clara - e che vuole dire ad alta voce che ciò che ci è stato lasciato non ci piace. Vogliamo parlare di noi, del nostro futuro, immaginare una scuola diversa più centrata sugli studenti”. Le giornate al “Pilo occupato” passano frenetiche tra un seminario sull’antifascismo e l’orientamento sessuale, tra corsi sulle nuove frontiere tecnologiche e le nuove migrazioni. “Vogliamo partecipare e vivere questi momenti di grandi emozioni che la storia ci sta presentando e non rimanere chiusi in quattro mura”. A presidiare l’istituto di notte, una cinquantina di ragazzi. I banchi sono diventati dei veri letti e in alcuni casi anche barricate per bloccare le entrate. L’organizzazione è capillare, “nulla è lasciato al caso - ci spiega ancora Clara - abbiamo i turni per le pulizie, i turni per i servizi d’ordine”. “Abbiamo messo in sicurezza tutto ciò che possa avere valore, chiuso i laboratori e gli accessi al museo interno della scuola. Non vogliamo problemi e a dormire qui dentro ci saranno solo iscritti alla scuola”.
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