Italia

Crisi di governo, le cinque facce dei leader

La crisi della XVIII legislatura inizia con sorrisi e pacche sulle spalle e finisce con cori da stadio. Tra l'inizio e la fine parole e volti: imbarazzati, corrucciati, impenetrabili, ironici, inferociti. Il più osservato, certamente quello di Matteo Salvini, accusato dal premier Giuseppe Conte di carenza di cultura istituzionale, di autoritarismo, di poca chiarezza sullo scandalo russo, di uso improprio dei simboli religiosi, di opportunismo politico e poca attenzione alle reali esigenze del Paese. 40 minuti di affondi pesanti, vissuti con un grande imbarazzo, mal celato, dal leader della lega. Grande osservato anche Luigi Di Maio, che non ha saputo trattenere qualche sorriso di soddisfazione difronte alle difficoltà del suo ex socio di governo. Così come Renzi, attaccato da Salvini, insieme al premier e i 5 stelle, nel suo intervento di contrattacco. Ma tra accuse e repliche agguerrite, a spiccare è certamente il volto di Giuseppe Conte, che dopo aver contestato Matteo Salvini con grande autocontrollo, reagisce al fuoco di risposta con espressione neutra e impenetrabile.
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