Italia

Covid, Brusaferro: 21 indicatori per calcolare fasce di rischio

Roma, 4 nov. (askanews) - Un'Italia divisa in tre fasce quella che esce dall'ultimo Dpcm del governo per frenare l'emergenza Covid-19. Alle Regioni in fascia rossa, considerata a grave rischio, si applicano misure molto rigide di semi-lockdown, a quelle in fascia arancione, ad alto rischio, alcune misure meno restrittive e per quelle in fascia verde, a basso rischio, restrizioni generali di carattere nazionale.

Per stabilire la fasce e il grado di rischio ci sono 21 indicatori diversi ha spiegato Silvio Brusaferro, presidente dell'Istituto superiore di sanità, in audizione alla commissione Affari sociali della Camera. Non conta, insomma, solo la circolazione del virus, l'indice RT.

Tra gli indicatori, alcuni sono di processo, monitorizzano la completezza dei dati che arrivano dalle Regioni, che devono essere validi.

"Poi ci sono indicatori di esito che hanno a che fare con il fatto che c'è una circolazione, un'incidenza e una velocità di trasmissione e il numero di focolai e c'è poi un set di indicatori che ha a che fare con la resilienza ovvero la saturazione di posti letti, la disponibilità di personale e la capacità di fare contact tracing. Questo algoritmo che è un allegato del decreto ministeriale prevede poi degli schemi che ci aiutano a capire se la probabilità di evoluzione è bassa, molto bassa, moderata o alta e l'impatto sui sitemi. Viene fuori un meccanismo che indica la capacità di quel sistema di fare fronte a quell evento epidemico. Mettere insieme questi indicatori vuol dire che un sistema che ha molti nuovi casi ma una capacità di risposta dei suoi servizi sanitari, tale da non mettere in crisi la capacità di risposta ai bisogni di salute, finisce in un sistema moderato. Uno, invece, con circolazione anche più limitata del virus ma con criticità di risposta alla domanda di salute anche non covid, finirà in una categoria di rischio alto".

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