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Come curare al meglio le malattie neurologiche in epoca Covid

Roma, 19 feb. (askanews) - Le patologie neurologiche croniche rappresentano una sfida crescente in termini di salute e di ricadute sociali. E, come registrato nel corso della pandemia, i malati cronici sono quelli più a rischio di sviluppare forme gravi di COVID-19. Inoltre, proprio la pandemia COVID ha aggravato la complessità del percorso di presa in carico di questi pazienti, nonostante i progressi terapeutici in divenire, considerate anche le difficoltà economiche che coinvolgono le famiglie.

I controlli specialistici, l'assistenza territoriale, e l'aderenza terapeutica sono in una sofferenza, che solo parzialmente viene mitigata dall'implementazione della telemedicina e del teleconsulto. Da qui la necessità di una riprogrammazione dell'attività assistenziale e riabilitativa per un progressivo ritorno alla normalità pronta ad accogliere l'innovazione imminente e futura della cura e diagnosi delle malattie neurologiche croniche. Per sensibilizzare le istituzioni verso una maggiore integrazione tra Centri neurologici e Medicina del territorio, multidisciplinarietà e interesse per l'innovazione, Mondosanità, in collaborazione con Motore Sanità, ha organizzato il webinar LE MALATTIE NEUROLOGICHE CRONICHE AL TEMPO DEL COVID. Focus su Alzheimer, Demenze, Parkinson e Sclerosi Multipla.

La sintesi della discussione nelle parole del Professor Massimo Filippi, Direttore dell'Unità di Neurologia; Neuroriabilitazione e Neurofisiologia dell IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano: "La conclusione che si è ottenuta è che tendenzialmente prese le adeguate misure di protezione personale e di distanziamento sociale la pratica neurologica non si è significativamente modificata perchè se è vero che nella prima fase pandemica c'erano delle preoccupazioni, le stesse sono state mitigate dal fatto che abbiamo acquisito esperienza anche attraverso lo sviluppo di una serie di lavori scientifici che ci mettono nella condizione di considerare da un lato le malattie neurologiche che sono gravi, dall'altro una patologia che può essere grave ma che può essere prevenuta o controllata".

Altro tema di rilevanza rispetto alla neurologia moderna, anche nel rapporto con la crisi pandemica, è legato alla alta complessità. Più di altre discipline mediche, la neurologia si sta infatti giovando della messa a terra degli avanzamenti culturali medici degli ultimi anni, con nuove capacità diagnostiche e nuove potenzialità terapeutiche. Un vantaggio certo per i pazienti ma un aumento di lavoro complesso per i neurologi, come per la scelta dei trattamenti della sclerosi multipla, le patologie rare con terapie costose, la fase precoce della malattia di Alzheimer, con potenzialmente 600 mila pazienti da sottoporre a screening. Come gestire la situazione?

Lo spiega il Professor Gioacchino Tedeschi, presidente della Società italiana di Neurologia: "C'è bisogno che il sistema dell'assistenza neurologica si organizzi dando maggior spazio al territorio, con più risorse, ma al tempo stesso bisognerà riorganizzare e sostenere meglio gli ospedali, le cliniche universitarie, i policlinici che si occupano di alta complessità, perchè altrimenti sarà difficile fare un lavoro così complesso che può prevedere una numerosità di pazienti veramente impattante".

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