Italia

Clima, l'allarme di Legambiente per Monte Bianco e i ghiacciai Miage e Planpincieux

(LaPresse) - Il Monte Bianco e i suoi ghiacciai sono sempre più fragili e sofferenti. Il campanello d’allarme arriva dal versante italiano del tetto d’Europa dove in quota e a valle sono sempre più visibili i segni lasciati dalla crisi climatica. Negli ultimi sei anni, dal 2020 ad oggi, il ghiacciaio del Miage, nel cuore della Val Veny, si è abbassato mediamente di 15 metri, un’altezza pari ad un edifico di cinque piani, perdendo progressivamente volume in tutto il settore terminale. È quanto emerge in estrema sintesi dal bilancio della seconda tappa di Carovana dei ghiacciai 2026 di Legambiente. Nell’area circostante aumentano le colate detritiche e i crolli, le morene si deformano, diversi larici vengono giù, mentre si formano nuovi laghi. Preoccupa anche il continuo movimento del vicino ghiacciaio Planpincieux, che domina la Val Ferret, con punte che raggiungono una velocità massima di due metri al giorno soprattutto nei periodi estivi di massima criticità. Quest’anno la velocità è stata raggiunta a luglio, complici, si suppone, le alte temperature. Noto per la sua instabilità e per il potenziale rischio crolli dovuto al suo scivolamento verso il basso, dal 2019 il ghiacciaio di Planpincieux è sotto costante osservazione dalla Fondazione Montagna sicura e dalla Regione Autonoma Valle d'Aosta e grazie ad una tecnologia all’avanguardia che utilizza due radar. In questi ultimi otto anni, dal 2019 ad oggi, la strada della Val Ferret è stata chiusa alcune volte per rischio del distacco della massa glaciale. Planpincieux è un caso emblematico delle Alpi che cambiano e del rischio. La Carovana dei Ghiacciai 2026 di Legambiente, in collaborazione con Cipra Italia e la partnership scientifica della Fondazione Glaciologica Italiana, è stata dal 20 al 24 agosto in Valle D’Aosta (prima tappa in Italia, dopo la prima in Francia) sul versante italiano del Monte Bianco tra la Val Veney e la Val Ferret organizzando anche un flash mob in quota. Qui, sul sentiero che porta al Rifugio Bertone, accompagnata dalla Fondazione Montagna sicura ha portato in primo piano il tema del rischio glaciale e della instabilità in quota, che poi si ripercuote a valle, lanciando un appello: servono monitoraggi costanti, più finanziamenti alla ricerca scientifica, maggiori politiche di mitigazione e adattamento, ed è fondamentale coinvolgere, informare e sensibilizzare la comunità locali sulla gestione e la convivenza con il rischio, come chiesto già con il “Manifesto europeo per una governance dei Ghiacciai e delle risorse connesse” e la piattaforma politica culturale “Governare le Alpi che cambiano” nata in Italia per i Ghiacciai, entrambe promosse da Legambiente, CAI, CIPRA e Fondazione Glaciologica Italiana.
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