Dopo quasi mezzo secolo, nella casa di Porta Romana a Milano arrivano ancora lettere. E inviti, a raccontare. Mentre si prepara la pubblicazione online di tutta la documentazione del caso. Perché col passar del tempo, la storia di Giuseppe Pinelli, il ferroviere anarchico precipitato dalla finestra della Questura di Milano dove era stato portato nelle indagini sulla strage di Piazza Fontana - 12 dicembre 1969, 17 vittime - «non è stata più una storia soltanto mia», sorride la vedova Licia Rognini, ma è diventata una storia di tanti che vogliono sapere, che chiedono come aiutare per far riaprire l'inchiesta mai arrivata ad una chiara verità giudiziaria su cosa sia successo quella notte negli uffici del commissario Luigi Calabresi. Così il principale riconoscimento dell'innocenza di Pinelli e una sorta di risarcimento per la famiglia fu quell'invito il 9 maggio 2009 al Quirinale dall'allora capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che volle far incontrare per la prima volta la vedova Pinelli e Gemma Capra, vedova del commissario Calabresi, ucciso nel 1972. “Dopo le parole del presidente della Repubblica – ricorda ora la figlia Silvia – ancora più persone e giovani ci hanno cercato”. Nelle Storiacce sull'ultimo numero di IL, magazine del Sole24ore in edicola dal 30 novembre, il servizio sul caso Pinelli, la strage di piazza Fontana, col racconto della vedova dell'anarchico. Video di Felice Florio.