Italia

Burioni: ecco le buone notizie sui farmaci, la diagnostica e la ricerca

“I numeri cominciano a essere non diciamo positivi ma meno negativi. Stiamo raccogliendo il frutto dei nostri comportamenti, dopo aver raccolto il frutto della nostra irresponsabilità”. Così Roberto Burioni a Che Tempo che fa su Rai2.
Il virologo ha poi illustrato alcune buone notizie.
Farmaci: “Ci sono molte novità. La prima è che sembra si sia fatto un passo avanti nella diagnostica, un'importante azienda statunitense, tra le più autorevoli nel campo della diagnostica, ha annunciato di avere disponibile un test che fa la diagnosi in 15 minuti con una macchinetta piccolissima”.
“Altra notizia molto buona, utilizzare sieri e il plasma dei guariti può aiutare chi sta male. Significa che gli anticorpi contenuti nel plasma dei guariti hanno un effetto benefico. Questa è una buona notizia per molti motivi: quegli anticorpi possiamo produrli artificialmente, si chiamano anticorpi monoclonali umani, se questo dato è confermato, tra un anno e qualcosa al massimo avremo anticorpi monoclonali umani da somministrare, sia per proteggere le persone che per curarle. Ma c'è di più: se quel siero ha effetto benefico, ci fa pensare che chi ha gli anticorpi ha un grado di protezione. Questo si lega a un'altra notizia, da un lavoro condiviso in rete, si dimostra che il 99% delle persone guarite ha gli anticorpi. Non sappiamo quanto proteggono, ma è molto probabile che sia così. Sulla base di questi dati possiamo sapere se una persona ha contratto o no l'infezione, magari senza accorgersene, e questo è molto importante”.
Buone notizie anche dai farmaci: “C'è un farmaco utilizzato come antinfiammatorio come per l'artrite che sembra efficace, i dati che stanno cominciando ad arrivare sono abbastanza promettenti. Poi c'è una sorpresa, una sorpresa strana: è un farmaco che risale agli anni '50 che si usava per la malaria, che si chiama Plaquenil; nel 2005 fu valutato come efficace per impedire la replicazione del coronavirus della SARS. La cosa passò poi nel dimenticatoio. Ora è stato recuperato e usato clinicamente, i ricercatori hanno iniziato a sperimentarlo; questo serve isolare il virus in laboratorio, possiamo replicarlo sulle cellule e vedere se col farmaco la loro distruzione viene inibita. L'abbiamo fatto anche noi nel nostro laboratorio di virologia del San Raffaele diretto da Massimo Clementi (…). È un dato di laboratorio, non vuol dire nulla, non andate a prendere il farmaco. Ma quando disegneremo uno studio clinico per studiare se funziona davvero, potremo includere persone a rischio come i sanitari ai quali diamo questo farmaco anche prima e poi vediamo cosa succede”.
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