Italia

Anestesisti: "Terapie intensive a rischio crisi in due settimane"

Milano, 10 nov. (askanews) - Medici, infermieri. Da più parti arrivano appelli per un lockdwon totale che abbassi la curva dei contagi da coronavirus in crescita esponenziale. Il sistema sanitario è dunque a rischio collasso? Uno degli indicatori più importanti per capirlo sono le terapie intensive. Qual è la situazione lo ha spiegato ad askanews il presidente dell'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri (Aaroi-Emac) Alessandro Vergallo. A partire dai numeri: i ricoveri in intensiva ora sono sotto i 3mila e distribuiti in tutta Italia, non concentrati in 5 regioni del Nord come a marzo. È positivo?

"Questo in realtà è un fenomeno solo apparentemente rassicurante perché il nostro obiettivo è quantificare una previsione di rischio che va in un arco temporale futuro che spazia dai prossimi 10 ai prossimi 20 giorni, questo in relazione al fatto che dal contagio al manifestarsi dei sintomi, in particolare i più gravi che portano al ricovero, questo è l'intervallo di tempo che intercorre", ha spiegato. "Ogni 10 giorni raddoppiano questi numeri, è evidente che la situazione non è confortante, anche rispetto a quello che abbiamo osservato a marzo e aprile".

In due settimane, spiega Vergallo, si potrebbe avere un raddoppio arrivando a oltre 5mila ricoverati in rianimazione negli ospedali italiani.

"Se questi numeri dovessero essere raggiunti non arriveremo al collasso vero e proprio a partire da oggi fra due settimane ma assisteremo a una crisi forte del sistema ospedaliero, unico di tutti i settori del Ssn che sta di fatto costituendo la trincea di affronto del contagio pandemico".

Ma il contagio corre veloce, non può essere solo una questione di posti letto.

"È sbagliato affrontare una diffusione pandemica come questa semplicemente aumentando le capacità ricettive ospedaliere e delle rianimazioni", ha argomentato. "L'appello che facciamo noi è non confondere l'indicatore con la soluzione del problema, la soluzione deve avvenire a monte con la prevenzione del contagio e l'affronto pre-ospdeliero dei paucisintomatici".

Dunque lockdown nazionale? Dal punto di vista ospedaliero a marzo ha funzionato, sottolinea Vergallo, "ma è una responsabilità che deve prendersi la politica".

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