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Al Centro Protesi Inail di Budrio: "Siamo pronti per Mustafa"

Budrio (Bo), 24 mar. (askanews) - Da Alex Zanardi a Bebe Vio, passando per tutti i paralimpici della delegazione italiana di Tokyo 2020. Ma anche tanta gente comune, e vittime di guerra, come numerosi bambini amputati a causa del conflitto a Sarajevo negli anni Novanta. Il Centro Protesi Inail di Budrio, a una ventina di chilometri da Bologna, è un centro di eccellenza nel campo della riabilitazione protesica. Restituisce non solo gli arti, ma la vita intera. Askanews ha visitato l'istituto che fra pochi giorni accoglierà anche Mustafa, il bimbo siriano di 6 anni nato senza arti, arrivato in Italia con il papà - anche lui senza una gamba - grazie a uno scatto che ha fatto il giro del mondo, attivando la solidarietà internazionale.

All'ingresso del Centro Protesi Inail, nato nel 1961 e che ogni anno pratica 11mila prestazioni, si viene accolti dallo slogan "Volevo umanizzare le protesi", del prof. Johannes Schmidl, il padre della protesi mioelettrica, che vide luce proprio qui a Budrio. L'iter va dalla prima visita, alla costruzione del dispositivo, fino alla parte riabilitativa.

"Il nostro obiettivo - dice ad askanews Antonella Miccio Direttore sanitario Centro Protesi Inail - è di valutare e di interpretare anche attraverso il loro racconto di intercettare il percorso più appropriato".

Per Mustafa non sarà un processo facile. Di casi come il suo ce ne sono stati finora solamente 5 al mondo, due trattati con successo proprio al Centro Inail di Budrio.

"Il caso di Mustafa - spiega Gregorio Teti, Direttore Tecnico Centro Protesi Inail - è piuttosto complesso. Inizieremo il percorso protesico prima dal papà, per consentire allo stesso di essere motivatore verso il figlio. Mustafa ha una plurimalformazione congenita, e l'approccio è totalmente differente rispetto a una persona che ha subito un trauma dove è da ricostituire solo una memoria che è comunque latente".

Ogni paziente è un unicuum. L'obiettivo è introdurre miglioramenti nella qualità della vita delle persone.

"Tutti i pazienti - osserva Amedeo Amoresano, Primario fisiatra - hanno un progetto riabilitativo personalizzato, ogni paziente in base al suo livello di amputazione deve avere la sua protesi più idonea per arrivare alla massima autonomia possibile".

Di storie da raccontare ce ne sarebbero tante. Andrea Miniati, di Firenze, è stato amputato alla gamba sinistra in seguito a un incidente per l'esplosione di un recipiente ad alta pressione per uso subacqueo. "A chi vive come me senza un arto - è il messaggio di Andrea - dico: credeteci, nulla è perduto. La vita non finisce con un incidente".

Servizio di Serena Sartini

Montaggio di Carlo Molinari

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