LAVORO: I NUMERI DELLA SETTIMANA

303 mila posti di lavoro: il prezzo del coronavirus per i giovani

Posti di lavoro persi per il Covid, a danno soprattutto di giovani e donne. E' quello che emerge dalle elaborazioni di Inapp, l'Istituto Nazionale per l'Analisi delle Politiche Pubbliche, sui dati Istat.
Ben 330 mila posti di lavoro persi, tra febbraio e settembre 2020, con punte ancora più alte, fino a 430 mila posti, nei due mesi di lockdown disposi dal governo per contenere l'epidemia.
L'analisi di genere dimostra che nei due mesi di stop di ogni attività non necessaria, hanno sofferto in modo simili uomini e donne, ma alla ripresa del lavoro, è stata l'occupazione femminile a pagare un prezzo più alto: da febbraio a settembre 184mila posti in meno. Primato negativo soprattutto per i giovani, più esposti a fenomeni congiunturali, che nello stesso periodo hanno perso 303mila posti di lavoro, continuando a perdere anche dopo la ripresa delle attività, fino al mese di giugno.
Se durante il lockdown hanno patito anche le classi centrali di età, 35/49 anni, queste hanno poi recuperato, soprattutto nella componente maschile, tra maggio e settembre, periodo in cui sono stati complessivamente recuperati 100 mila posti di lavoro.
In controtendenza l'occupazione in età più elevata, che ha registrato da febbraio a settembre una crescita di 144mila posti di lavoro.
Analizzando il dato tendenziale, si registra una flessione marcata dell'occupazione a termine, più lieve del lavoro autonomo e una sostanziale stabilità del lavoro a tempo indeterminato.
Nel primo semestre 2020, sempre su base tendenziale, il settore più colpito dalla variazione dell'occupazione è stato quello di Commercio, comparto dell'accoglienza e ristorazione, che ha perso il 5,2%, rispetto alla flessione totale dell'1,7%.

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