Milano, 15 mag. (askanews) - Se il decreto legge "Crescita" abolirà la norma che consente alle Regioni di riservare ai confidi di operare in regime di monopolio per accedere al Fondo di garanzia (lettera "r" dell'art.18 c.2 del DLGS 112/98), gli importi garantiti per il finanziamento delle micro e piccole-medie potrebbero vedere un considerevole aumento. Se invece la norma venisse estesa a tutte le Regioni senza limitazioni di importo, i finanziamenti alle aziende nei prossimi tre anni potrebbero sensibilmente diminuire. E' quanto emerge, in estrema sintesi, da una ricerca curata dal laboratorio di Statistica applicata dell'Università cattolica di Milano, presentata nel corso di un incontro organizzato dal Gruppo NSA, tra i più importanti mediatori creditizi italiani.

"Abbiamo chiesto all'Università Cattolica di fare uno studio indipendente e imparziale su questo tema relativo all'abrogazione della lettera r), un provvedimento della Legge Bassanini del 1998 che dava la possibilità alle Regione di regionalizzare il fondo di garanzia" ha spiegato l'amministratore delegato del Gruppo NSA, Francesco Salemi, aggiungendo che "di fatto questa norma è stata utilizzata da alcune Regioni per creare dei monopoli a favore dei confidi regionali: questa cosa non va bene, non funziona per le Pmi italiane perché crea dei paletti nell'accesso al credito, riduce le possibilità di accesso al credito, riduce il finanziamento medio che le imprese possono ottenere e di fatto ha un effetto negativo sull'occupazione in Italia".

"Abbiamo notato che gli scenari, quelli migliorativi in termini quindi di mercato in cui le imprese possono prendere liberamente le proprie scelte, sono quelli che si presentano migliori per le imprese stesse" ha affermato Riccardo Bramante, il professore di Statistica economica dell'Università cattolica Milano che ha curato la ricerca dal titolo "Decreto Crescita - Luci ed ombre sul finanziamento alle Pmi: dinamiche del credito e fondo di garanzia", sottolineando che "in termini numerici, possiamo segnalare quello che è lo scenario migliore in assoluto, che è quello in cui viene sostanzialmente disapplicata integralmente la lettera r) e in questo mercato ci sarebbe potenzialmente un incremento di 16 punti percentuali dei finanziamenti ottenuti dall'impresa dal fondo stesso". "Le ricadute sull'occupazione potrebbero essere di vario tipo, crediamo essenzialmente che il fondo sia a sostegno dell'occupazione e quindi possa agire in ottica prociclica quando ci siano delle crisi o altri eventi particolarmente rilevanti in senso avverso" ha continuato Bramante, evidenziando che "quindi considerevole è il suo apporto nel caso dei momenti di crisi, e questo lo si vede molto bene dai dati storici, quindi pensiamo che il fondo, e quindi la libertà di scelta delle imprese, possa essere anche favorevole per quanto riguarda l'occupazione".

"Le valutazione che sono state fatte dall'Università portano a determinare che ci sarebbe una riduzione dei finanziamenti alle imprese di circa il 30% nei prossimi anni, con un impatto all'anno di circa 5 miliardi di finanziamenti in meno se venisse mantenuto questo provvedimento, la lettera r)" ha ricordato Salemi a capo del gruppo di Castel Mella (Brescia), concludendo "l'abrogazione della lettera r) ci vede assolutamente favorevoli e non può che vedere favorevoli anche le Pmi visto che avranno la possibilità di andare avanti a scegliere se andare da un confidi o piuttoso da una banca in base a chi offre il servizio migliore".