Tra le misure entrate in extremis nel decreto crescita, in vigore dal 1° maggio, c'è' anche la riorganizzazione del Fondo sviluppo e coesione, il grande contenitore da oltre 60 miliardi per gli investimenti pubblici e il riequilibrio territoriale. Il ministero del Sud e l'Agenzia per la coesione territoriale cercano in questo modo almeno un parziale rimedio a una situazione ormai cronica: visto che il Fondo, se si guarda alla programmazione del periodo 2014-2020, ha percentuali di spesa inferiori al 2%. Il Fondo sviluppo e coesione costituisce, insieme a quello dei fondi europei, l'altro grande polmone delle politiche di coesione. Entro i prossimi quattro mesi il Cipe dovrà approvare un unico Piano operativo denominato “Piano sviluppo e coesione” con modalità unitarie di gestione e monitoraggio per oltre 1.000 strumenti in cui oggi sono frammentati i progetti sul territorio. Una polverizzazione e un disordine che secondo il ministero del Sud hanno pesantemente compromesso le performance di spesa. Le funzioni di governance verranno trasferite a dei Comitati di sorveglianza, chiamati ad approvare i criteri di selezione delle operazioni lasciando una certa libertà alle Regioni sui singoli interventi e sulla loro riprogrammazione.
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Fondo coesione, spesa sotto il 2%. Riassetto di mille accordi sul Sud