Roma, 14 feb. (askanews) - Massimo Battaglia, segretario generale Confsal-Unsa, uno dei sindacati maggiormente rappresentativi all'interno della pubblica amministrazione, fa il punto sul rapporto attuale tra le politiche del governo, a cominciare dalla manovra, e la PA. Focus anche sul tema del Tfr dei dipendenti pubblici, con una sentenza attesa per aprile da parte della Consulta.

"Siamo in un momento difficile - spiega Battaglia -. La PA negli ultimi venti anni ha subito delle critiche ingiuste e per pochi hanno pagato in tanti. Credo che lo Stato debba fare lo Stato, perchè essere dipendenti pubblici significa rappresentare lo Stato, rappresentare quelle persone che non hanno la possibilità di comprarsi i servizi. E negli ultimi venti anni questo secondo me è sfuggito alla politica. C'è stata una campagna denigratoria, e su questo la nostra federazione ma in parte anche la confederazione, ha avanzato delle proposte al governo. Ad esempio parlando di quota 100, che per noi è una possibilità come tante altre avanzate dai governi precedenti. Sul ritardo nel pagamento del Tfr ad esempio, che può arrivare fino a 60 mesi e questo significa che si può anche morire durante questo percorso, crediamo che allora questo che è un diritto, pertanto un credito vada trasformato in un prestito. Su questo c'è invece una ingiustizia e una violazione costituzionale di una norma vecchia datata 2010 e spero che a breve i giudici costituzionali ci diano ragione. Perchè un diritto non deve servire invece all'Inps per sanare i suoi buchi, come è scritto nella memoria costitutiva dell'Avvocatura dello Stato".

Rispetto alla manovra, "credo che le categorie del pubblico impiego, cioè 3 milioni di persone, contando le famiglie una media di 12 milioni di cittadini, dicono una cosa: siamo dipendenti che non possono evadere e che pagano su 25-30 mila eiro il 27 per cento di tassazione mentre un professionista, una partita Iva può pagare il 15. Anche su questo abbiamo previsto una iniziativa eccependo davanti alla magistratura la violazione dell'art. 53 della Costituzione che parla di progressività della tassazione. Noi non siamo d'accordo su come è impostata la flat tax, questione che riguarda non solo il pubblico ma anche i lavoratori dipendenti del privato, è un grave errore di questo governo. Certo se si fa un 15 per cento per tutti siamo tutti d'accordo. Ma potremmo parlare anche del reddito di cittadinanza da pocdo presentato".

Sul reddito sembra ci sia concordanza di giudizio critico da parte dei sindacati:

"Credo che le politiche sul lavoro non ci sono e il reddito di cittadinanza non può sostituire il lavoro, dunque i 7 miliardi che sono stati investiti bisognava investirli nelle assunzioni, nel pubblico e nel privato. Forse per tanti disoccupati oggi invece che andare a spendere la tessera del pane o del latte, andare a lavorare sarebbe stata la cosa migliore".