Istanbul (askanews) - La Turchia sprofonda in una crisi monetaria che fa paura ai mercati, e la Banca centrale di Ankara cerca di correre ai ripari fornendo al sistema creditizio la liquidità necessaria ma per ora rifiuta un rialzo dei tassi d'interesse. Intanto i cittadini turchi fanno i conti: qui a Istanbul sul Bosforo la preoccupazione è grande.

"Adesso facciamo economie, stiamo attenti a quello che spendiamo, usciamo il meno possibile".

"Guardi, io vivo all'estero, sono tornato in vacanza a Istanbul. Ma avevo dei risparmi su un conto turco e hanno perso parecchio. Ho deciso di cambiarli e ritirare tutto il contante".

"A paragone con l'anno scorso ho perso dal 20 al 25% del potere d'acquisto. Mi piaccia o no devo trovare un piano B, e veramente non so cosa farò".

La lira turca che ha perso nell'ultimo anno oltre il 40% del suo valore a fronte del dollaro e dell'euro, il 10 agosto è crollata sui mercati anche a causa di uno scontro diplomatico con l'amministrazione Trump, attorno alla figura di Andrew Brunson, pastore americano detenuto in Turchia. Le minacce di rappresaglie e le sanzioni di Washington hanno fatto precipitare una situazione già a rischio a causa dell'inflazione galoppante, quasi il 16% sull'anno in luglio. Ed è proprio a Washington che si è rivolto il presidente Recep Erdogan:

"Da un lato siete nostri alleati nella Nato, dall'altro cercate di pugnalare alle spalle un partner strategico".

Ma i mercati si preoccupano anche del potere che proprio il presidente ha sulla Banca Centrale, e gli economisti esortano l'istituto ad aumentare il costo del denaro per sostenere la lira turca. E proprio a questo ha accennato la cancelliera tedesca Angela Merkel: "dalla prospettiva tedesca, nessuno ha un interesse a destabilizzare economicamente la Turchia; bisogna fare di tutto perché ci sia una banca centrale indipendente che possa lavorare".