Milano (askanews) - Se nel 2010 il saldo commerciale dell'Italia, al netto della bolletta petrolifera, era un avanzo di 31 miliardi di euro e oggi supera i 90 miliardi lo si deve per il 50% all'universo delle piccole e medie imprese. Lo sottolinea il capo economista di Intesa Sanpaolo, Gregorio De Felice, secondo il quale la strada da seguire per questo tipo di imprese è molto chiara: innovazione e internazionalizzazione.

"Noi - ha detto - abbiamo fatto un'analisi su oltre 50.000 bilanci: quelle vincenti, forti e dinamiche hanno una quota di export del fatturato molto alta, certificazioni ambientali, brevetti, certificazioni di qualità. Nel complesso un insieme di strategie sintomatiche di un forte dinamismo".

Per questo Intesa Sanpaolo ha deciso di cambiare il modo di fare banca al servizio delle pmi, come evidenzia il responsabile divisione Banca dei Territori, Stefano Barrese, spingendo sull'offerta di servizi di finanza straordinaria, di supporto all'internazionalizzazione, di digitalizzazione, di innovazione e di aiuto alle startup.

"Cambia cercando di dare loro non solo il supporto finanziario che hanno sempre avuto - ha detto Barrese -, ma cercando di abilitare tutti quei percorsi necessari affinché possano essere competitive nei mercati internazionali. Per una banca come la nostra fondamentale è questo accompagnamento che poi inevitabilmente genere dei bisogni di carattere finanziario, che possono essere sul capitale di rischio piuttosto che sul capitale di credito".

A questo scopo il gruppo si è dotato di una struttura dedicata alla finanza strutturata e all'advisory per le pmi, che, grazie alla sinergia tra le società controllate Banca Imi e Mediocredito Italiano, risponde a esigenze strategiche e finanziarie sempre più complesse.