Milano (askanews) - I viaggi ci cambiano e quello che conserviamo nella memoria sono più i luoghi naturali che le attrazioni turistiche. Sono alcuni dei risultati di un sondaggio che Swiss International Air Lines ha commissionato a GfK sul tema dei ricordi delle vacanze e sui modi in cui si imprimono nella nostra memoria, spesso in modi molto profondi. Ne abbiamo parlato, nel giorno della presentazione dei risultati allo SWISS Corner di Milano, con il professor Lutz Jaencke, neuropsicologo di fama dell'Università di Zurigo.

"Nelle situazioni di viaggio - ha spiegato il docente ad askanews - siamo liberi dal fardello della vita di tutti i giorni e abbiamo la libertà e anche la rilassatezza per concentrarci sulle piccole cose alle quali mani daremmo attenzione in un normale giorno di lavoro. Questo è uno dei motivi per il quale ricordiamo anche dei piccoli dettagli delle vacanze e dei viaggi.

"Le emozioni sono molto importanti - ha aggiunto il professor Jaencke - perché in un certo senso queste sono una memoria potenziata: aumentano la comprensione di ciò che stiamo trasmettendo al nostro cervello. Per questo noi ricordiamo meglio le informazioni emotive rispetto a quelle neutre".

Oltra al sondaggio, poi, SWISS ha anche organizzato un esperimento multisensoriale sui ricordi di viaggio, sempre con il coordinamento scientifico di Jaencke, che ci ha spiegato come accanto alla memoria semantica dei fatti ce ne sia anche una molto più duttile.

"C'è la memoria episodica, che unisce molti aspetti diversi: la vista, il tatto, gli odori, i volti delle altre persone... Noi in questo caso costruiamo una multisensorialità che va a comporre il ricordo di un episodio. E questo è esattamente ciò che accade quando stiamo viaggiando: noi registriamo memorie multisensoriali che diventano storie e il nostro cervello è specializzato nel ricordare storie".

"The Memory Experiment" ha sottolineato anche l'importanza dello scambio di esperienze, ma il professor Lutz Jaencke ha voluto allargare ulteriormente il campo del discorso:

"Viaggiare è importante per gli esseri umani - ha concluso il neuropsichiatra - e lo è ancora di più per noi europei che viviamo nei cosiddetti Paesi industrializzati. Noi abbiamo bisogno di sempre più informazioni sugli altri Paesi e sulle persone che hanno culture diverse dalla nostra, a maggior ragione in un periodo in cui le migrazioni rappresentano un grande problema. E infine io credo che dobbiamo costruire qualcosa che sia una sorta di contraltare rispetto alla nostra società digitale: abbiamo assolutamente bisogno di una disintossicazione dal digitale".

Visto da questa prospettiva il viaggio diventa qualcosa di più di un semplice svago vacanziero, ma, in realtà, dentro di noi lo sapevamo già.