Coinvolgere i territori nella gestione dei Fondi europei in Sicilia. Una richiesta che arriva dalle imprese siciliane e in particolare dagli artigiani della Cna di Siracusa che a al tema della spesa dei Fondi Ue hanno dedicato l'assemblea annuale. La Cna aretusea ha lanciato una proposta in cinque punti per tornare, ha spiegato il vicesegretario della Cna siracusana Gianpaolo Miceli, a «un protagonismo virtuoso, in cui lo sviluppo locale torni al centro con una forza nuova a quei territori che sono capaci di autodeterminarsi, mentre la Regione e lo Stato sono impegnati nelle macro opere di aree vaste e nelle necessarie attività di controllo in itinere». Il punto di riferimento, spiegano gli artigiani, va cercato in quella stagione dei piani integrati e strategici sviluppati dal basso (Sovvenzioni globali, Patti territoriali, Pit, Pisu, Pist e così via) con il coinvolgimento di istituzioni locali e associazioni private.. Dal canto suo il direttore generale del dipartimento Programmazione della Regione siciliana Dario Tornabene, autorità di gestione del Fesr, sottolinea che in verità è stato fatto più di un passo nella direzione indicata dagli imprenditori, anche se si può dire in fase sperimentale, «lo abbiamo fatto – dice – con le risorse per le aree interne e i fondi per le aree urbane. Ma non mancano le difficoltà che non dipendono spesso dalla Regione». Qualsiasi progetto però deve fare i conti con un rafforzamento delle istituzioni locali che «vivono un momento di grande difficoltà – dice Paolo Amenta, vicepresidente dell'Anci Sicilia e presidente del consiglio comunale di Canicattini Bagni nel siracusano –. Ormai per la programmazione 2014-2020 il dato è tratto, ora bisogna pensare alla prossima programmazione dei Fondi Ue».