Milano (askanews) - A dieci anni di distanza dal crack della Lehman Brothers che a partire dal 2008 ha segnato il progressivo e spesso drammatico impoverimento delle di milioni di persone in tutto il mondo, è possibile fare i conti di quanto è costata la crisi e soprattutto capire chi li ha pagati. In dieci anni gli Stati europei hanno stanziato una cifra pari al 10 per cento del Pil del continente per ricapitalizzare le banche e coprirne le perdite accumulate dal 2008. E i numeri, a livello mondiale, sono ancora più impressionanti. I conteggi, basati su documenti pubblici, sono stati presentati dalla Fondazione Finanza Etica in Piazza Affari a Milano.

"I numeri più importanti della crisi sono: i 1.400 miliardi spesi dai paesi Ue per ricapitalizzare le banche; e i 4 mila miliardi spesi negli Usa per salvare il sistema finanziario - dice Andrea Di Stefano, direttore della rivista Valori - I 1.400 Miliardi sono praticamente più di 15 anni di bilancio dell'Unione Europea. Con una cifra del genere si poteva per esempio finanziare il raggiungimento degli obiettivi sul clima fissati dalla Cop di Parigi, 100 miliardi l'anno. O ancora si poteva dare un reddito a 127 milioni di europei per un anno, a mille euro al mese, per combattere la povertà e la povertà estrema".

A dieci anni di distanza dal crack della Lehman anche un gioco-allestimento può servire per impare che quando si parla di economia, consumi e risparmio si possono fare scelte diverse da quelle che portano all'impoverimenti di Paesi e persone. Così, sempre in Piazza Affari, intorno al "dito" di Cattelan Gruppo Banca Etica con il patrocinio del Comune di Milano e in collaborazione con "Jungle" hanno dato vita a "Borsopoly"

"Sul livello di competenza finanziaria siamo purtroppo ancora molto indietro. Un rapporto Consob ci conferma che oltre il 40 per cento degli italiani non conosce le nozioni fondamenti dell'economia, dall'inflazione alla diversificazione degli investimenti - dice Simone Siliani direttore della Fondazione Banca Etica - ora non è che tutti dobbiamo diventare degli esperti della finanza, ma dobbiamo saperci orientare. Anche perché il rendere sempre più complessa la finanza serve sostanzialmente a mantenere il potere dei grandi sacerdoti che la gestiscono . Quindi è importante orientarsi, ed è possibile spiegare la finanza in mondo semplice".

Il gioco allestito in Piazza Affari è uno strumento per ribadire l'esigenza di riforme che riducano il peso della finanza speculativa e incentivino la diffusione di investimenti responsabili.

"Quello che veramente manca è il fatto che se oggi uno ha 100 milioni di euro da investire non gli viene in mente l'economia reale, una fabbrica o una attività di produzione di servizio o qualunque cosa possa generare posti di lavoro e benessere per la società. Ma gli viene in mente di fare investimenti che più sono liquidi e a rendimento a breve meglio vengono considerati - spiega Ugo Biggeri, presidente di Banca Etica - Se non cambiamo questo le cose non cambieranno: quindi una tasse sulle transazioni finanziarie aiuterebbe parecchio".

In questi dieci anni però qualcosa sta, lentamente, cambiando: un numero sempre crescente di persone, hanno scelto la finanza etica, che oggi vale il 5% del PIL europeo. Le stesse banche etiche hanno avuto performance migliori delle banche sistemiche con rendimenti migliori e sofferenze quattro volte inferiori. Piccoli cambiamenti da sostenere con scelte consapevoli: si tratta dei nostri soldi.