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In Assandira di Salvatore Mereu la crasi tra passato e futuro Gavino Ledda e il mito (superato) del buon selvaggio

di Federica Polidoro

Presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia Assandira è l'ultimo film del regista sardo Salvatore Mereu. Diplomatosi al Centro Sperimentale, ha esordito nel 2003 con Ballo a tre passi e ricevuto negli anni riconoscimenti dalla critica nel circuito dei festival europei. Con Assandira, tratto dall'omonimo romanzo di Giulio Angioni, edito da Sellerio, il regista ritorna ai suoi grandi amori: la letteratura e la Sardegna. Nel film dalle tinte noir la realtà locale è una realtà universale del mondo globalizzato, dove si scontrano due generazioni, due modi di pensare e di vivere opposti, si incontrano persone che mai prima avrebbero potuto incrociare i loro destini e si parla solo dialetto. Un film duro come la terra dove è ambientato, in cui svetta il personaggio del vecchio Costantino, interpretato magistralmente dallo scrittore Gavino Ledda (Padre padrone, 1975). In questa intervista IL ha chiesto al regista come è riuscito a convincere lo scrittore, che mancava dalle scene cinematografiche dai tempi della tiepida accoglienza del suo Ybris (1986), anche quello presentato al Festival di Venezia.
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