Nella finanza decentralizzata i robot trader possono alterare quotazioni, e funzionamento, dei token. La prova è offerta da un’inchiesta dell’Università di Bologna e della Scuola Normale Superiore di Pisa. Nello studio gli scienziati hanno analizzato i titoli digitali, collegati ad ether, creati e lanciati sulla piattaforma di finanza decentralizzata Uniswap V2 dal 10 ottobre al 2 dicembre 2024. Nella sostanza si tratta di 17.194 asset. “Abbiamo, ad esempio, scoperto – spiega Fabrizio Lillo dell’Università di Bologna – che un’importante quota di liquidità viene “intrappolata” nei token». Vale a dire? «Negli smart contract che gestiscono l’usabilità del token stessi – spiega lo scienziato - sono spesso inserite clausole le quali impediscono al compratore di vendere l’asset tout court o non prima di un determinato momento». Si tratta di condizioni in teoria legittime le quali, però, da una parte «sfruttano il fatto che è di per sé difficile - anche per un esperto - individuare la clausola medesima che è scritta in codice informatico»; e che, dall’altra, «risultano di fatto impossibili per il semplice investitore da interpretare». E’ un contesto che chiaramente può consentire la manipolazione del mercato.