Il 13 marzo del 2014, nel pieno della crisi bancaria, i media americani diedero grande risalto al suicidio di Edmund Reilly, 47 anni, banchiere di punta del Vertical Group, super hedge fund speculativo di Wall Street: si era gettato sotto un treno senza spiegazioni. Ma la vera notizia era un'altra: quello di Reilly era l'undicesimo suicidio di un banchiere di Wall Street in 3 mesi. Nessuno però poteva ancora immaginare cosa sarebbe accaduto nei tre anni seguenti: la lista delle morti misteriose dei banchieri coinvolti o travolti dagli scandali diventarono quasi un centinaio. E forse anche per questo, una spessa cortina di silenzio ha circondato il fenomeno più controverso ma meno discusso dei 10 anni della grande crisi. Una lunga scia di sangue e di misteri sembra essere rimasta finora sepolta sotto le macerie della crisi finanziaria: è un elenco con i nomi di oltre 70 banchieri eccellenti - tutti al servizio delle grandi cattedrali della finanza internazionale - scomparsi senza motivo apparente, alcuni vittime di suicidi “anomali”, altri di omicidi senza movente e di incidenti inverosimili o inspiegabili. Senza contare il «giallo» di David Rossi e lo strano suicidio, pochi mesi dopo, del banchiere londinese che aveva «firmato» Santorini, il derivato su cui saltò Mps.