Le criptovalute non sono monete ma asset digitali non replicabili o trasferibili che introducono nel mondo digitale l'elemento della scarsità. Contrariamente a quanto non si creda, l'applicazione meno interessante delle criptovalute è proprio quella più popolare del pagamento. Il vero interesse di questa tecnologia è invece rappresentato dalla notarizzazione, cioè dalla possibilità di registrare in un registro pubblico e automatizzato, beni, transazioni o contratti. L'uso più conosciuto e rischioso è invece quello speculativo: tra la fine del 2017 e l'inizio del 2018, infatti, si è assistito a una bolla speculativa che ha portato perdite a numerosi investitori. Il mercato delle criptovalute, d'altronde, non è regolamentato, né trasparente. Ce ne parla Luca Fantacci, docente di Storia economica all'Università Bocconi.