FASHION NEWS - Puntata 48

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In questa puntata: Si chiude il sipario su uno dei duetti più brillanti della moda: è ufficiale la separazione tra Balmain e l’ormai storico direttore creativo Olivier Rusteing. L’annuncio è stato dato mercoledì 5 novembre 2025 dopo quattordici anni di creazioni audaci, spalle scolpite e glamour calibrato al millimetro, il giovane che esordì con il nome e la fama di Enfant Prodige, lascia la maison che ha fatto battere il cuore della pop culture alla maniera francese.A lui viene affidato uno dei compiti più difficili, portare avanti l’heritage lasciato da Pierre Balmain e definire la direzione della casa di moda proprio nel momento in cui tutta l’industria si sta convertendo al digitale, scoprendone giorno dopo giorno opportunità e sfide. Nonostante i dubbi e le perplessità che molti mostrano nei suoi confronti a causa di una presunta inesperienza dovuta alla giovane età, Olivier Rousteing riesce a distinguersi rapidamente per il suo stile deciso e all’avanguardia, capace di unire tradizione e innovazione con convinzione, grinta e una buona dose di audacia. Il designer è anche molto apprezzato per la grande inclusività delle sue campagne e dei suoi cast, che hanno portato Balmain a diventare uno dei punti di riferimento per la comunità black.Arrivato nel 2011 a soli 25 anni, era allora il più giovane direttore artistico di una grande maison parigina dai tempi di Yves Saint Laurent da Dior, e il primo stilista di colore a dirigere una storica maison francese. In un batter d’occhio, Rousteing ha trasformato Balmain in una macchina dei sogni: una “Balmain Army” conquistatrice, un’estetica di potere e paillettes, star in abiti couture e sfilate memorabili impresse nell’ immaginario collettivo come grandi eventi che hanno dipinto scene e scenari indelebili nelle pagine della moda dell’ultimo decennio. Ripensando e ripercorrendo quello stesso heritage della maison francese, fondata da un sarto francese nel secondo dopoguerra, nato ricchissimo e morto in povertà, che fu inventore di un“New French Style” fresco, femminile e ottimista, lo spirito e l’impatto di Rousteing fu in effetti il medesimo, scegliendo di riportare sulle passerelle del lusso e nella società, quel nuovo “New French Style” che, partendo proprio dagli archivi storici della maison e dalla sua artigianalità, guarda a un presente internazionale, inclusivo con una velata, onnipresente ribellione, che si traduce nella forza espressiva di un’estetica sempre audace, a tratti dirompente. Guarda un mondo che cambia rapidamente appena fuori dalle pareti d’avorio degli atelier intrisi di storia e suggestioni, cercando un nuovo spirito di consapevolezza nella bellissima diversità che si respira oggi per le strade.Un percorso, quello di Rusteing, che parla di onestà, comunicazione diretta, inclusione autentica e democratizzazione della moda. Collezioni che parlino della gente, dei loro bisogni, dei desideri che espressi e di quelli celati, che un abito ha la forza di portare alla luce, di far emergere come dichiarazione di se’. Già nel 2013 Olivier dichiarò che avrebbe desiderato che la sua storia ai vertici creativi di Balmain fosse consegnata ai posteri come un libro a sé. Un libro che parlasse di lui, il figlio di Balmain, e di Balmain, diventata negli anni il figlio che Lui stava crescendo.Una questione che già iniziava già a bussare alla sua porta, forse consapevole di una resistenza più unica che rara in un mercato devoto alla velocità. Sarebbero trascorsi ancora due anni perché quel libro si chiudesse definitivamente, per una volontà che pare congiunta da parte di Rachid Mohamed Rachid, CEO di Mayhoola e Presidente di Balmain, e dello stesso Rusteing, che definisce la Maison come la sua famiglia elettiva. Sotto la sua guida il fatturato è passato da 20 a 200 milioni di euro, l’azienda da 40 a 600 dipendenti, mentre quella Jolie Madame di Pierre Balmain sopravvive forte, avvolta nello spirito che vive il presente. Un presente inclusivo, popolare, coraggioso. Osservando le collezioni dei giovani designer pronti ad esordire nel mercato della moda, forme, tessuti e scelte stilistiche sembrano diventare sempre più un mezzo espressivo per indagare temi profondi e attuali come memoria, identità e fluidità di genere, intrecciando riferimenti artistici, suggestioni architettoniche e influenze culturali che spaziano tra epoche e geografie diverse. Creazioni che diventano racconti visivi in grado di restituire la complessità della società contemporanea, riflettendo le tensioni del nostro tempo e al contempo celebrando le tradizioni che la nutrono.Tra sperimentazione e ricerca, materiali innovativi e lavorazioni artigianali, ogni collezione apre nuove possibilità espressive, restituendo la pluralità di sguardi e sensibilità, figli legittimi del nostro tempo, inesauribili fonti d’ispirazione e prodotto stesso di una cultura in rapida evoluzione. In scena anche Raffles Milano, tornata protagonista al Fashion Graduate Italia 2025 con la sfilata “Reframe the Self ”.L’evento ha portato in passerella le collezioni dei diplomandi del corso triennale in Fashion Design frutto di un percorso creativo che unisce ricerca stilistica, innovazione, competenze sartoriali e forte ibridazione grazie all’integrazione delle discipline di fashion design, accessori e gioiello.Raffles Milano, network internazionale quotato alla Borsa di Singapore, è oggi una vasta rete di 16 college e università distribuiti in 9 paesi dell’Asia Pacifica e dell’Europa: Cambogia, India, Indonesia, Italia, Malaysia, Arabia Saudita, Singapore, Thailandia e Cina.Raffles Milano è l’istituto internazionale in cui gli studenti collaborano attivamente insieme ai docenti per creare progetti di ibridazione, sperimentazione e ricerca, abbattendo l’omologazione e le barriere culturali, tecnologiche e geografiche.
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