FASHION NEWS - Puntata 47
Fashion&Lifestyle News: l’appuntamento settimanale con tutte le novità, aggiornamenti e approfondimenti dal mondo della moda e del lifestyle.
In questa puntata: Era il 10 giugno 2025 quando in Francia il Parlamento ha approvato la legge contro l’ultra fast fashion. Un testo che prevede misure come l’eco-score obbligatorio, per cui ogni capo deve riportare un indicatore esatto sull’impatto ambientale in termini di emissioni, consumo di risorse e potenziale di riciclabilità; e ancora, il divieto di pubblicità per i marchi più inquinanti oltre all’imposizione di tasse progressive.Un disegno di legge protezionista a cui aspira, già da diversi mesi, anche il Paese Italia, tanto più in una situazione di emergenza che vede coinvolta l’intera filiera. La domanda è: l’impatto ambientale dell’ultra fast fashion è davvero stratosferico come sembra? La risposta, almeno per il momento, è sì. Prendendo come esempio una piattaforma in cui ogni giorno compaiono fino a 10mila nuovi capi d’abbigliamento e accessori, in media, in qualsiasi momento, l’e-commerce ne mette a disposizione circa 600mila, con un prezzo medio di 10 dollari ciascuno.L’Organizzazione europea dei consumatori ha sporto reclamo alle autorità competenti. Oltre ad una produzione smodata e a tecniche volutamente persuasive di acquisto compulsivo, non è di secondaria importanza in grave impatto ambientale. Secondo dati aggregati di Cargo Facts Consulting, nel 2024 sono arrivati in Europa oltre 4,5 miliardi di pacchi di ultra fast fashion, principalmente dalla Cina. Ogni giorno vengono spedite nel mondo circa 5.000 tonnellate di prodotti, pari a 5 milioni di kg e oltre 30 milioni di capi, ovvero fino a 200 milioni di capi a settimana. Solo Italia ne sbarcano alcune centinaia di migliaia. Per trasportare questi volumi, ogni giorno viaggiano oltre 100 aerei carichi di abbigliamento a rapidissimo consumo.Una situazione di emergenza che rivela il quadro di una filiera sotto attacco, come evidenziato dal Presidente di Confindustria Moda Luca Sburlati nelle ultime settimane: i dati del primo semestre indicano un export in contrazione del 4%, mentre l’import aumenta del 6%, in particolare dalla Cina (che registra un +18%) che fa arrivare in Italia tramite le piattaforme centinaia di migliaia di pacchi al giorno direttamente nelle nostre case. Prosegue dunque l’ appello nei confronti del governo per un intervento imminente a ridosso del DDL concorrenza da parte di tutte le associazioni, Confindustria Moda, ma anche Camera della Moda, Confindustria Accessori Moda, Federmoda e Altagamma. Tuttavia Nel DDL concorrenza approvato mercoledì 29 ottobre in Senato, che il Ministro Urso definisce un “passo avanti verso un mercato più competitivo e trasparente” non c’era ancora traccia delle misure richieste.Ospite al Salone della Giustizia lo scorso 30 ottobre, il Ministro dichiara che “non è stato possibile inserirle nel ddl Concorrenza perché questo deve essere approvato il più in fretta possibile in quanto obiettivo del Pnrr. Le inseriremo nel primo provvedimento utile”. Fiduciosi che la proposta venga accolta in Finanziaria, Camera Nazionale della Moda italiana nella persona del Presidente Carlo Capasa, ribadisce l’urgenza di un’azione imminente per difendere la filiera italiana, i lavoratori e la sostenibilità, ricordando che l’ultra fast fashion non è solo un tema economico, ma una questione etica e ambientale. Il Made in Italy va tutelato con regole che garantiscano equità e rispetto per chi produce nel solco della qualità e della responsabilità. Oltre 700 brand con il 44% di presenze straniere, una community che si conferma sempre più internazionale a tema Motion: è l’edizione 109 di Pitti Uomo, appuntamento invernale che fotografa l’evolversi del settore, non solo in termini di stile ma anche, e soprattutto in questo momento di transizione ed instabilità, i movimenti dei mercati esteri, emergenti e già consolidati, così come i nuovi desideri dei consumatori. Motion: un titolo che intercetta alla perfezione la mission dei saloni invernali.Tutto oggi è in repentina trasformazione, un racconto in incessante progressione, e “Motion”è un concetto trasversale a molti vocabolari che significa, prima di tutto, impegno condiviso verso un cambiamento ancora da definire, nel segno di moda che evolve, sradicandosi talvolta dalla tradizione per poi tornarvi. Una moda che è portavoce di ideali, culture, ruoli ed interpretazioni, nell’energia di un costante e progressivo divenire. Anche quest’anno non manca il supporto fondamentale del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e di Agenzia ICE, nella promozione del ruolo di Firenze come fulcro strategico nel disegno di internazionalizzazione della moda Italiana, con un fitto programma di incoming dei migliori operatori esteri. Il Ministero degli affari esteri e della Cooperazione internazionale, per volontà del ministro Antonio Tajani, ha già promosso nei primi giorni di novembre la rassegna “Italia è Moda – Le Giornate della Moda Italiana nel Mondo”, con eventi diffusi nelle principali città del Brasile. Un’iniziativa nell’ambito della Diplomazia della crescita, che rappresenta un tassello importante della promozione delle eccellenze italiane nel mondo e che la Farnesina, attraverso la rete di Ambasciate, Consolati, Istituti Italiani di Cultura e Uffici dell’Agenzia ICE nel mondo sostiene per valorizzare il Made in Italy e favorirne l’internazionalizzazione.Proprio grazie a questa collaborazione sinergica, dichiara l’ amministratore delegato di Pitti Immagine Raffaello Napoleone, “ possiamo continuare a investire preziose risorse nel portare a Firenze la comunità dei buyer più influenti della moda e del lifestyle maschile”. Secondo uno studio condotto dall’ Ufficio Studi Economici e Statistici di Confindustria Moda, la moda maschile italiana nei primi 7 mesi del 2025, registra un andamento dicotomico, con una flessione del 3,2% sulle vendite estere rispetto al medesimo periodo dell’ anno precedente, mentre l’import è in crescita di più di 5 punti percentuali. Sul fronte export la Francia si conferma la principale destinazione del menswear italiano, seguita da Stati Uniti e Germania. Un’inversione di tendenza, invece, si registra in Cina con un calo di 20 punti percentuali, portando il valore dell’ export a 363 milioni di euro, pari al 6,8% del totale. Nello solco dello spirito più autentico di una vocazione internazionale, quest’anno portata alla luce con particolare enfasi per l’ edizione invernale dei Saloni, 3 saranno i Guest designer:Soshi Otsuki, designer giapponese, già selezionato nel 2016 per il Premio LVMH, vinto successivamente nell’ edizione del 2025, che traduce in moda le arti performative del Giappone grazie ad una tecnica sartoriale sopraffina. Hed Mayner, designer francese che parla un linguaggio stilistico sotteso tra volumi generosi, tessuti fluidi e una costante dialettica tra struttura e movimento, forza e fragilità. Protagonista dell’ evento speciale previsto per questa edizione in collaborazione con la Japan fashion week organization, sarà Shinya Kozuka, laureato al Central Saint Martins College of Art and design. Basato a Tokyo, il suo lavoro si concentra sull’intuizione pittorica come ponte di collegamento intuitivo tra mondi e concetti apparentemente dicotomici. Un’esperienza che unisce creatività, pensiero critico e lavoro di squadra: un progetto promosso, e giunto alla seconda edizione, dall’Università di Firenze, in collaborazione con la Fondazione Hillary Merkus Recordati. Nato da un’ idea dell’ imprenditore filantropo Andy Bianchedi,il percorso di alta formazione si configura a pieno titolo come un autentico laboratorio che stimoli il pensiero creativo, sistemico e visionario.Un’esperienza formativa immersiva che conduce al trapasso dei confini disciplinari tradizionali, de costruendo le rappresentazioni mentali abituali, incentivando una visione libera, immaginativa e sistemica del mondo contemporaneo.Il corso mira a formare la figura del “Future Planner”, capace di analizzare criticamente la realtà e contribuire alla sua trasformazione, grazie a un mix di pensiero laterale, contaminazione dei saperi e attenzione per il futuro collettivo.In un momento di complessità strutturale, già prima che congiunturale, nello scenario di un valzer di creativi e altrettanti cambi, più o meno prevedibili, più o meno repentini, anche ai vertici manageriali dei più blasonati brand e addirittura dei colossi del lusso globale, anche il mondo della moda si interroga sulle prospettive future e su quanto, e come, i protagonisti del domani possano colmare alcune fitte lacune, o pensieri ancora troppi miopi, all’ interno della filiera.