Economia

Profughi LGBT in Gran Bretagna: "meglio morire che il Rwanda"

Roma, 10 giu. (askanews) - La Gran Bretagna potrebbe presto cominciare a deportare i richiedenti asilo in Rwanda, ad attendere nel piccolo paese africano il responso della loro domanda, in base all'accordo da 120 milioni di sterline firmato in aprile dal governo Johnson.

Un volo diretto da nove ore per chiunque sia entrato senza permesso su territorio britannico dal primo gennaio 2022. L'onere di esaminare le richieste di asilo spetterà al governo di Kigali. Numerosi i ricorsi della associazioni umanitarie; e fra i profughi furiosi e impauriti, ci sono anche quelli della comunità LGBT che non sono affatto tranquilli sull'ambiente che li attenderebbe.

Hadj, nome di fantasia, viene dall'Iraq; è fuggito dopo botte, persecuzioni e un tentato stupro per arrivare a Manchester nel gennaio 2022. "Abbiamo sofferto, siamo sfuggiti alla morte, abbiamo attraversato il mare, per essere mandati in Rwanda? Uccidetemi, datemi la pena di morte invece.

Non ho niente a che fare col Rwanda" dice.

Nella città del Nord si batte per i diritti dei richiedenti asilo Aderonke Apate, la fondatrice di un'associazione LGBT, la African Rainbow Family. "Hadj pensava che la Gran Bretagna fosse il paese più rispettoso dei diritti dei gay. Per questo ha deciso di venire qui" dice. "Anche nei rapporti del governo, il Rwanda non è un paese tollerante con le persone LGBTIQ, perché allora deportare le persone LGBTIQ in Rwanda?"

Molti richiedenti asilo sono in sciopero della fame; la prima spedizione è prevista per la prossima settimana.

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