Economia

Portovesme, riparte il distretto dell'alluminio

di Davide Madeddu

L'alluminio primario riparte da Portovesme. Dopo un'attesa durata 11 anni lo stabilimento ex Alcoa, oggi Sider Alloys, nel Sulcis non solo riaccende gli impianti ma inizia a produrre. Punto di partenza della fabbrica che guarda al mercato nazionale e internazionale, la fonderia e gli impianti in cui l’alluminio da uno stato liquido e a una temperatura di 600 gradi diventa blocco di 10 mila chili. Da questo reparto, dove si stima una produzione di 3 mila tonnellate mensili il distretto dell’alluminio riaccende i motori. E la fonderia, la cui produzione a pieno regime è stimata in 50 mila tonnellate l'anno, non è che il primo passo. Perché in corso d'opera ci sono ancora i lavori per la sistemazione e ristrutturazione della sala elettrolisi dove, una volta messa in marcia si ipotizza una produzione di 160 mila tonnellate l'anno di alluminio primario. Gli ostacoli dettati dalla burocrazia sembrano essere superati. Il tutto all'interno di un programma che vale 150 milioni di euro tra risorse private e pubbliche e che all'interno degli impianti vede operare circa 150 lavoratori diretti e 300 dell'indotto. Ora, seppure con un ritardo di due anni dovuto a lungaggini burocratiche e permessi poi arrivati, a Portovesme, favorevole un contratto di fornitura dell'energia elettrica vantaggioso e con tariffe sotto i 100 euro a megawattora e il prezzo dell'alluminio, si guarda già al futuro e a quel traguardo che ha come orizzonte una produzione di alluminio primario pari ad almeno 215 mila tonnellate l'anno.
Giuseppe Mannina è l'amministratore delegato dell'intero gruppo. Il distretto dell'alluminio riparte da Portovesme con queste produzioni?
«Malgrado tutte le difficoltà dopo cinque 5 anni, tanti ne sono passati da quando siamo partiti si vede la produzione vera. Rimangono tantissimi ostacoli da superare siamo fiduciosi ma abbiamo bisogno del supporto di tutto il sistema».
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