Fondi europei

La nuova vita della Fabbrica del Sale di Cagliari

di Davide Madeddu

La fabbrica del sale cambia vita. Per le strutture del parco di Molentargius a Cagliari, dove sino al 1985 si estraeva e produceva il sale, c’è un nuovo corso che guarda allo sviluppo turistico e un piano di valorizzazione che, giovandosi delle risorse del Fondo europeo per lo sviluppo regionale (Fesr), vale oltre 15 milioni di euro. A portarlo avanti è l’Ente Parco di Molentargius, una struttura consortile cui fanno riferimento quattro Comuni che si affacciano sulla costa sud orientale della Sardegna.
In questo scenario caratterizzato da un mosaico di vasconi in cui l’acqua cambia colore a seconda della profondità e composizione, e in cui nidificano i fenicotteri rosa dimorano anche numerose altre specie dell’avifauna.
Un gioiello ambientale a cielo aperto che si estende su un’area di 1.600 ettari distribuiti tra i comuni di Cagliari, Quartu Sant’Elena, Quartucciu, Selargius e il litorale del Poetto.
Nel corso degli anni lo scenario è mutato rispetto al passato, ma restano ancora integre le testimonianze della vecchia città del sale con le vasche, i canali, i ponti e le strutture che si apprestano a vivere una nuova esistenza nata dalla trasformazione che si è resa necessaria quando la produzione del sale è terminata sia per l’espansione della città sia per la crisi di mercato. E’ stato in quegli anni che è il cambiamento ha iniziato a prendere corpo.

Il primo passaggio di questo percorso ha riguardato l’area in cui sorge la sede dell’Ente Parco, una palazzina che domina l’intera area e che ospita l’infopoint, la direzione e la presidenza.
A rendere eccezionale l’intero compendio, come sottolineano gli esperti e gli studiosi, è la presenza in contemporanea dei bacini d’acqua salata e d’acqua dolce. Spazi separati da una piana con caratteristiche di prevalente aridità denominata Is Arenas. Le zone ad acqua dolce sono costituite dagli stagni del Bellarosa Minore e Perdalonga, nati come vasche di espansione delle acque meteoriche.
La parte più importante della riconversione è quella del recupero e riutilizzo dell’edificio dei Sali potassici come centro nevralgico di formazione didattico-sportiva, in una prospettiva di integrazione del Parco nel nuovo modello di sviluppo fondato sulla valorizzazione delle zone umide e dei compendi salinieri.
Si tratta di opere che, proprio grazie alle risorse europee, trasformeranno l’intera struttura in cui veniva lavorato il sale prima di essere mandato al Parco Nervi per essere caricato sulle navi.
«Oggi stiamo anche programmando una complessiva valorizzazione di tutti i fabbricati di importanza storico artistica - sottolinea il presidente dell’Ente parco Stefano Secci - come la cabina Enel dell’idrovora del rollone e il ricovero dei forzati».
Nell’edificio sono stati recuperati i silos in cui veniva caricato il sale. In programma una serie di collaborazioni e la ricostruzione, con la realtà virtuale, della parte più antica e oggi non più visitabile.
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